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MessaggioInviato: martedì 11 settembre 2007, 6:52 
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Iscritto il: venerdì 10 febbraio 2006, 0:42
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Ciao a tutti.
Leggevo qualche tempo fa un bellissimo post dove utenti parlavano di ottiche apocromatiche, ottiche alla fluorite, ottiche fpl53 (ED).
Il post e l'argomento trattato erano veramente interessanti.
So come deve lavorare una lente apocromatica: deve convogliare tutto lo spettro della luce su un unico punto...il fuoco.
Fin qui tutto ok.
Mi incuriosisce, invece, cosa c'è di diverso da doppietto a tripletto (a parte il numero delle lenti). Come esse lavorano? Come correggono? Come convergono?
Come lavora una lente alla fluorite rispetto a una normale apocromatica?
Insomma, quello che vi sto chiedendo è uno, due, dieci link dove trovo informazioni (valide e interessanti) su tutto quello che è una lente definita "apocromatica".
Tutto questo, ovviamente, anche per le lenti ED.

Stay tuned....e grazie!

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MessaggioInviato: martedì 11 settembre 2007, 11:37 
ciao.

io credo che nessuno di noi (a parte forse ForMA55) sappia essere VERAMENTE esauriente su un'argomento che è sovente un po' nebuloso (e tale è stato tenuto anche per interesse dai vari costruttori diciamo così ISTITUZIONALI - non quindi gli artigiani).
Io ti posso dire ciò che so io e che non necessariamente corrisponde alla verità assoluta.
Credo di poter sintetizzare in questo modo:
nessun doppietto o tripletto o quadrupletto sarà mai completamente apocromatico perché per quanto le lenti siano a bassissima dispersione un pochino ne hanno sempre. Questo in via teorica perché, all'atto pratico, sappiamo benissimo che, almeno in campo visuale, i moderni doppietti o tripletti delle case di maggior prestigio (ma anche di alcuni artigiani) sfoggiano un residuo di aberrazione cromatica praticamente nullo.
Per fare questo (visualmente) non è però necessario un sistema dotato di più di due lenti. Ci sono fluoriti sintetiche e vetri a bassissima dispersione che, almeno in visuale e con focali non troppo spinte, azzerano il cromatismo.
La necessità di sistemi con più di tre lenti nasce dall'esigenza di massimizzare alcune esigenze che sono soprattutto fotografiche:
a) rapporto focale accettabilmente veloce (meno di f.7 circa)
b) campo il più piano possibile (visto che i ccd non li fanno ancora curvi, almeno quelli amatoriali)
c) ridurre la lunghezza dei tubi e renderli quindi più "appetibili" e gestibili da montature meno costose e più facilmente trasportabili per andare alla ricerca di cieli bui.
Non so se ricordi il vecchio genesis tele vue.. era proprio un bello strumento (4 lenti in due gruppi di cui il doppietto anteriore aveva una focale lunga, credo intorno a f.10 o giù di lì.. più o meno e il secondo doppietto che lo riduceva e spianava). Il risultato era molto convincente alla fine degli anni 80 e anche per i primi 90.
Però, a ben guardare, il takahashi di allora, con sole due lenti, esibiva un po' meno spettro secondario (erano comunque tutti e due molto ben corretti). Però il takahashi lavorava a f.8 e non a f5.4 circa come il tele vue...
E così gli avevano inventato sia un duplicatore di focale che un riduttore/spianatore.
Ora si usano molto gli FPL51 e FPL53 (ma questo te lo dice ForMa55 che è più bravo di me) che esibiscono numeri di Abbe differenti e quindi indici di dispersione differenti che vengono prodotti più facilmente delle vecchie fluoriti sintetiche.
Mah...
Comunque sia ciò che sarebbe importante sapere di un'ottica (a parità di altri fattori ovviamente) è il numero di Abbe dei vetri utilizzati per confezionare le lenti. Più è alto meno dispersione ha la lente e quindi minore cromatismo, in soldoni.


Paolo


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MessaggioInviato: martedì 11 settembre 2007, 16:40 
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Iscritto il: martedì 21 febbraio 2006, 18:47
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Località: Villa C. (MI)
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> So come deve lavorare una lente apocromatica: deve convogliare tutto lo spettro della luce su un unico punto...il fuoco.

Davide forse stai facendo confuzione in quanto non può esistere UNA lente apocromatica. Un obiettivo apocromatico è formato da un minimo di 2 elementi, mirati a concentrare l'intero spettro visibile (a volte anche parte del "non") sul piano focale, cosa impossibile a una lente singola, a prescindere dal suo materiale e da lsuo indice di rifrazione

> Mi incuriosisce, invece, cosa c'è di diverso da doppietto a tripletto (a parte il numero delle lenti). Come esse lavorano? Come correggono? Come convergono?

Sono particolarità costruttive che ne derivano dal modo differente di interpretare il progetto dell'obiettivo.
Per assurdo l'obiettivo più performante (inteso come maggior quantità di luce trasmessa) è quello che ha il minore numero di lenti ma è altrettanto vero che un obiettivi con 2 sole lenti ha maggiori limitazioni progettuali rispetto a un tripletto. Detta in modo brutale i doppietti hanno fatto il loro tempo da quando la fluorite è stata messa al bando; i vetri ED ottenuti per sintesi si avvicinano ad essa ma non la eguagliano e per questo i progettisti declinano maggiormente verso il tripletto che ha meno compromessi ma una superficie aria/vetro in più.

> Come lavora una lente alla fluorite rispetto a una normale apocromatica?

I vetri ED oltre ad una trasparenza esemplare per tutto lo spettro visibile (e oltre) ha un indice di rifrazioni molto elevato, cosa che (esempio) il vetro Flint si scorda anche alla lontana visto che si presenta come un corpo opaco anche nel vicino UV :shock:
La fluorite è il massimo in fatto di vetri ED, tutti qui! :)

> Insomma, quello che vi sto chiedendo è uno, due, dieci link dove trovo informazioni (valide e interessanti) su tutto quello che è una lente definita "apocromatica".

Tempo fa' (parecchio...) ho trovato un sito che ne parlava, prova a cercare "indici di rifrazione" su google

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Roberto Porta - photallica v. 2.0

"Quando credi di essere perfetto, sei finito!" (Valentino Rossi)


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MessaggioInviato: martedì 11 settembre 2007, 17:01 

Iscritto il: martedì 19 giugno 2007, 9:03
Messaggi: 465
Ciao Davide !

La faccenda in verità è spinosetta assai. Anche perché qui — come ha ricordato Paolo — si lascia sovente il terreno della squisita ottica ondulatoria per addentrarsi in territori dove il marketing la fa ormai da padrone, andando a braccetto con l'induzione più o meno occulto-subliminale di feticistici desideri di asintotica perfezione ;-), e sfornando quindi etichette (leggi "pseudo-concetti") trendy che, ad un minimo di analisi a tavolino risultano:

a) non pienamente conformi alle teorie fisiche,
b) responsabili della messa sul mercato di strumenti che trovano la loro ragione di essere più nella moda che nell'attuale conformità al raggiungimento del risultato finale (ossia osservazioni e /o riprese astronomiche).

Comunque, per rispondere alla tua questione sul termine Apocromatico, lascerei la parola semplicemente al suo coniatore, ossia ad Ernst Karl Abbe, quel genio ottico grazie a cui la Zeiss divene quello che divenne, e che nella sua carriera definì, appunto, il numero di Abbe, la condizione dei seni dei sistemi ottici che porta anch'essa il suo nome, e che a 35 anni definì anche l'apocromaticità come segue [traduzione mia]:

<<"Apocromatico" è un obiettivo parafocalmente corretto per tre lunghezze d'onda ampiamente distanti fra loro e corretto per l'aberrazione sferica ed il coma per due di esse.>>

In accordo con questa definizione — la definizione originale, quella di Ernst Abbe, non quella che trovi sui cataloghi delle pubblicità — *nessun* telescopio in commercio è apocromatico "sensu strictu".

Questa definizione ha anche l'indubbio vantaggio di portare *finalmente* l'attenzione sul fatto che, nella corsa all'apocromaticità — che, come molti avranno avuto modo di vedere, non è altro che una moderna etichetta modaiola per "perfezione ottica" [dopo che una famosa casa ha commercializzato un sistema misto (secondario iperbolico e lastra frontale che "iperbolizza"(!) il primario parabolico) come "advanced" Ritchey-Chretien manca solo che si comincino a pubblicizzare gli SCT come iper-apocromatici ed i Newton come Super-Iper-Apocromatici... (i Super-Apocromatici li hanno già fatti...;-))] — la correzione della sola aberrazione cromatica NON E' la panacea per tutte le aberrazioni.

Cito un noto passo di Tom Back che commenta Abbe (e che qualcosina in campo di progettazione ottica la capisce):

<<This definition is not as simple as it sounds. I have designed thousands of lenses: simple achromats, complex achromats, semi-apos, apochromats, super-achromats, hyper-achromats, and Baker super-apochromats. Abbe's definition, to put it in clearer terms (I hope) is that a true apochromat is an objective that has three color crossings that are spaced far apart in the visual spectrum (~4000A, deep violet to ~7000A, deep red). However, just because a lens has three color crossings, ***doesn't mean*** [asterischi miei] that it is well corrected. Let's say that a 4" lens has three color crossings at the F, e and C wavelengths (4861A, 5461A and 6563A). Fine, this objective is now considered an apochromat by most amateurs and even optical designers because it has three color crossings in the blue, green and red -- the common definition of an apochromat. ***But what about the levels of spherical aberration at each of these wavelengths?*** [asterischi miei] If the lens is 2 waves overcorrected at 4861A, and 1.5 waves undercorrected at 6563A, is it still an apochromat? No. ***It is no better than an achromat, as the OPD wavefront error is worse than a 4" f/15 achromat.*** [asterischi miei]

<<Abbe, in his definition of apochromat, states that spherical aberration must be corrected for two widely spaced wavelengths. Now I will tell you what happens when you correct spherical for two widely spaced wavelengths: you correct for all the wavelengths between them too. This is called correcting for spherochromatism (the variation of spherical aberration with a change in wavelength). Only with ***extremely long focal lengths*** [asterischi miei], advanced Petzval designs, aspherics, large air spaces, or a combination of these designs/factors, can you correct for this aberration. It is the designer that must come up with a good compromise of color correction, lack of spherical aberration (3rd order and zonal) and controlling spherochromatism, so as not to degrade the image contrast. Al Nagler uses a wide air-spaced Petzval design with Fluorite and an exotic glass in his top of the line apochromats to control the above aberrations. Takahashi's latest ED apo triplets use a large air space. Roland Christen (Astro-Physics) uses a very high quality super ED glass (FPL-53) and specially matched crowns to control the various aberrations (he also slightly aspherizes the outer surfaces). TMB Optical uses Russian OK-4 super ED glass (similar to FPL-53) with an outer crown and a special dense crown glass, using air spacing with different internal radii, and hand figuring to control these aberrations.>>

Questi due paragrafi, scritti assai onestamente — e, in fondo, anche contro il proprio interesse (di commerciante, non di signor progettista ottico) — dovrebbero far riflettere su quanto sia fallace lo stendardo dell'apocromaticità sbandierato spesso a sproposito a destra e a manca (soprattutto da quei commercianti — e ce ne sono tanti — che conoscono di ottica ondulatoria quanto il concessionario di un autosalone conosce di ingegneria aerospaziale) ed indicano che:

a) Ci sono quasi tanti tipi di apocromatico quante sono le linee in commercio. Nessuno di essi è apocromatico (secondo Abbe).

b) Nella ricerca asintotica della apocromaticita, gli apo sono tutti diversi e tutti (più o meno) buoni (il che, Dio ce ne scampi, non vuol dire che sono buoni allo stesso modo eh! Non scherziamo...). Dipende dalle esigenze (di ripresa/osservazione/ricerca/etc.), dal palato e, ovviamente, dalle necessità personali (chi va per eclissi preferisce uno strumento più corto possibile; chi fotografa il cielo profondo preferisce un campo piano e corretto più possibile; chi fa osservazioni o riprese planetarie in alta risoluzione preferisce il massimo del contrasto e della correzione ottica in asse).

c) Insospettabilmente — almeno per chi non ci avesse riflettuto a dovere — le "Cenerentole Acromatiche" guadagnano di diritto il loro posto nell'Olimpo Apocromatico, una volta il colore residuo sia ridotto accettabilmente (o perfettamente) perché IN PIU' la loro lunga focale permette — in maniera tanto semplice, quanto efficace — di rispondere alla seconda e terza condizione di Abbe (correzione dell'aberrazione sferica e del coma), semplicemente in virtu del rapporto focale e senza l'impiego di rimedi asintotici (iperbolizzazione), problematici (tripletti e/o quadrupletti con vetri esotici da ottimizzare) e, di conseguenza, costosi.

Di nuovo — la mera correzione del colore visibile non è che una parte del problema. Un progetto ottico che utilizzi vetri esotici e/o disegni raffinati (tripletti, quadrupletti, etc.) concentrandosi solo sull'eliminazione del cromatismo residuo non dà automaticamente vita ad un apocromatico (secondo Abbe). Una figura di diffrazione bianca non vuol dire una figura di diffrazione perfetta.

Tra i miei vari strumenti, c'è quel piccolo miracolo ottico che una decina d'anni or sono nacque in serie limitata sotto il nome in codice di Stowaway — "Clandestino"; un passo oltre il progetto "Traveler" (105 f/6) — tutta roba da folli cacciatori di eclissi che ti aiuta a fare queste cosette http://www.massimilianolattanzi.org/ASTRO/tse-2006/ ;-). Un apocromatico "tascabile" che Roland Christen decise di costruire senza compromessi. Bene, la cosa si tradusse in un telescopio di 92mm di diametro, 450mm di focale, f/4.9, con un delta cromatico dello 0.01% da 430 a 650 nanometri, lungo 35cm e del peso di 2.9Kg. Il tutto venne ottenuto con un tripletto in bagno d'olio sintetico che presenta due superfici asferizzate e l'elemento centrale in CaF2 (la fluorite quella vera, non quella pubblicizzata a destra e a manca; quella a cui Abbe diede il numero più alto, che Takahashi usa nei suoi "Fluorite", e che il Protocollo di Kyoto ha bandito come inquinante...).

Bene, lo Stowaway — che si trova raramente sul mercato dell'usato a prezzi da autovettura — è un apocromatico perfetto...?!?! Assolutamente no. E' semplicemente quanto di più perfetto si può oggi (e forse molto più in là di oggi) fare con un 92 f/4.9. E' il più perfetto strumento "tascabile" *che risponda alle caratteristiche sopra citate*.

Dopo una minima produzione, Christen stesso dichiarò che il progetto era troppo difficoltoso anche per lui. E che fece?!
Quello che tutti i savi progettisti fanno per migliorare il proprio strumento: aumentò la lunghezza focale !

Semplicemente passando da f/4.9 a f/6.6 fu in grado di commercializzare (questa volta non in serie limitata) il 92mm che adesso non richiedeva più la CaF2 (venne quindi utilizzato il S-FPL53), né la doppia asferizzazione (venne utilizzato un semplice touch-up manuale, che Christen fa ad ogni suo strumento) e guadagnava addirittura in correzione (delta cromatico dello 0.01% da 405 [vs.430] a 706 [vs.650] nanometri). Semplicemente allungando la lunghezza focale...

Questo però ebbe come conseguenza di far diventare il nuovo Stowaway 92 lungo esattamente come il Traveler 105, quindi tradendo un po' l'idea originale del progetto (da qui la ragione delle alte quotazioni dello Stowaway originale). Ma questa è un'altra storia.

Rimanendo esemplificativamente nel diametro 90 (e tenendo fuori lo Stowaway Originale che, come abbiamo visto, è uno strumento a sé), possiamo anche metterci a fare una classifica accademica del meglio sulla piazza, ma l'AP 92 f/6.6 (tripletto spaziato olio S-FPL53), il TMB 92SS f/5.5 (tripletto spaziato aria S-FPL53), il Tak Sky 90II (doppietto spaziato aria con CaF2 Frontale), tutti questi strumenti [sottaccio qui tutti i vari doppietti in S-FPL53 o, peggio, in S-FPL51 perché sono vistosamente inferiori ai summenzionati] sono virtualmente perfetti per ogni uso astronomico effettivo che sia altro che la mera analisi virtuale dei loro interferogrammi. In ogni caso, il cielo appiattirà le differenze strumentali che, al 99% saranno invisibili all'occhio.

E, sempre per ritornare al punto c) precedente, un acromatico "Research Grade" 93/1500 f/16.6 (doppietto Fraunhofer classico BK7/F2 spaziato aria), pur con il suo tubo da 1mt50 (contro i 35-50cm dei contendenti) e pur non potendo permettersi panning a 11x sulla Via Lattea (almeno con oculari che coprono angoli di campo di 90 gradi), in alta risoluzione su Sole, Luna, Giove, Marte, Saturno, etc etc, metterà in riga tutti i precedenti, malmenandoli, a parità di risoluzione, sia come contrasto, che come correzione dell'aberrazione sferica, che del coma. Proprio in accordo con le leggi ottiche formalizzate dallo stesso padre dell'apocromatismo.

Chiudo lasciando di nuovo la parola a Tomas Back:

<<...any lens, be it a doublet, triplet, quad, air-spaced or Petzval, that has a peak visual null (~5550A - the green-yellow) with a Strehl ratio of .95 or better, coma corrected and is diffraction limited from C (red) to F (blue) with 1/4 wave OPD spherical or better, has good control of the violet g wavelength with no more than 1/2 wave OPD P-V spherical and optical spot sizes that concentrate the maximum amount of photons within the diffraction limit -- a result of the low spherical aberration, which can be seen with modern optical design programs, as the "spot rays" will be seen concentrated in the center of the spot, not evenly or worse, concentrated outside the center -- will satisfy the modern definition of "Apochromatism." Lenses of this quality do not satisfy the Abbe definition, but for all intents and purposes, will be color free and will give extremely sharp and contrasty images.>>


Bene, spero che, nonostante la lunghezza, le idee comincino a chiarirsi. Anche se in effetti rischiano di confondersi...;-)
Se poi vuoi approfondire l'argomento, dai anche uno sguardo al thread sui Superplanetary Achro vs Apo.
E, ovviamente, utilizza tutti questi elementi per le tue ricerche ulteriori sul Net.

Buona serata,

Massimiliano


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photallica ha scritto:
>
Davide forse stai facendo confuzione in quanto non può esistere UNA lente apocromatica. Un obiettivo apocromatico è formato da un minimo di 2 elementi, mirati a concentrare l'intero spettro visibile (a volte anche parte del "non") sul piano focale, cosa impossibile a una lente singola, a prescindere dal suo materiale e da lsuo indice di rifrazione


"Una" lente era per generalizzare ;)

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Ragazzi non so voi ma io sono preso dallo stupore ogni volta che leggo Massimiliano! sei un pozzo senza fondo! un "non plus ultra" dei rifrattori, da quello che scrivi trasuda un amore incondizionato per questi strumenti, che sicuramente lascia intendere anni e anni di studi (privati?) e dedizione sopra la norma. Praticamente quando rispondi tu si chiude baracca e burattini e si passa ad altro.. :lol: Solo una cosa mi lascia perplesso.., nei tuoi post traspare una intolleranza a tutto ciò che non sia rifrattore a lunga focale: non è che nel tuo lungo preligrinare hai perso un pò di umilta per noi poveri tapini che ancora compriamo telescopi "commerciali"? sarebbe un peccato....

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Fabry


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massimilianolattanzi ha scritto:

...

Rimanendo esemplificativamente nel diametro 90 (e tenendo fuori lo Stowaway Originale che, come abbiamo visto, è uno strumento a sé), possiamo anche metterci a fare una classifica accademica del meglio sulla piazza, ma l'AP 92 f/6.6 (tripletto spaziato olio S-FPL53), il TMB 92SS f/5.5 (tripletto spaziato aria S-FPL53), il Tak Sky 90II (doppietto spaziato aria con CaF2 Frontale), tutti questi strumenti [sottaccio qui tutti i vari doppietti in S-FPL53 o, peggio, in S-FPL51 perché sono vistosamente inferiori ai summenzionati] sono virtualmente perfetti per ogni uso astronomico effettivo che sia altro che la mera analisi virtuale dei loro interferogrammi. In ogni caso, il cielo appiattirà le differenze strumentali che, al 99% saranno invisibili all'occhio.

...


Ciao,
è sempre un piacere leggere le tue risposte. Mi è sorta una domanda però. Ad un certo punto fai alcuni esempi di prodotti sui 90mm che sono tecnicamente allo stato dell’arte per quanto riguarda la correzione complessiva dell’ottica (spero di non aver male interpretato le tue parole e di non aver stravolto ciò che volevi dire riportando solo quel paragrafetto ;) ). Mi soffermo un attimo sullo Sky90II; questo tele è senza dubbio un ottimo 90mm ma la tua affermazione penso tenga in considerazione quest’ottica nella sua forma pura (il doppietto) e non abbinato allo spianatore dedicato (o forse mi sbaglio e intendevi proprio questa seconda configurazione…e nel caso tutto quanto segue non avrebbe senso ☺). Parlo con un occhio molto più da fotografo che da osservatore e dalla mia (limitata) personale esperienza ho scoperto (già lo sapevo ma ne ho avuto la riprova ;)) che un gruppo ottico aggiuntivo modifica sensibilmente (o può modificare) le caratteristiche native dell’ottica. Ti faccio un esempio: il Takahashi FS-60C (da quel che ho letto e sentito, la peggior realizzazione ottica del brand giapponese :D) mostra un po’ di residuo cromatico, appena percettibile in visuale e più evidente in fotografia. Beh, abbinandogli il suo spianatore dedicato questo residuo cromatico tende a sparire, o quanto meno è decisamente molto, ma molto meno evidente, riportando l’ottica su standard a mio avviso decisamente supeirori. Tutto questo per dire, allora, se lo Sky90II, che già parte tanto bene nudo, quando gli si monta il suo riduttore/spianatore come si comporta? Nascendo, mi pare, come ottica prettamente fotografica penso avrebbe molta più importanza valutarlo in configurazione di lavoro; o forse già l’ottima base di partenza non può che portare a un risultato altrettanto valido o superiore con lo spianatore? Come vedi ho le idee un po’ confuse…

;)

ciao

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MessaggioInviato: mercoledì 12 settembre 2007, 11:39 

Iscritto il: martedì 19 giugno 2007, 9:03
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fabry ha scritto:
Ragazzi non so voi ma io sono preso dallo stupore ogni volta che leggo Massimiliano! sei un pozzo senza fondo! un "non plus ultra" dei rifrattori, da quello che scrivi trasuda un amore incondizionato per questi strumenti, che sicuramente lascia intendere anni e anni di studi (privati?) e dedizione sopra la norma. Praticamente quando rispondi tu si chiude baracca e burattini e si passa ad altro.. :lol: Solo una cosa mi lascia perplesso.., nei tuoi post traspare una intolleranza a tutto ciò che non sia rifrattore a lunga focale: non è che nel tuo lungo preligrinare hai perso un pò di umilta per noi poveri tapini che ancora compriamo telescopi "commerciali"? sarebbe un peccato....


Caro Fabry,

Beh, l'amore c'è, ed è venuto col tempo. "Non si nasce imparati" diceva la nonna buonanima. Ed i rifrattori apocromatici non appartengono esattamente alla lista dei bisogni primi dell'umanità...!!! Quindi, insomma sono cose che vengono fuori dedicandoci molto tempo, studio, prove, umiltà, pazienza, pazienza, pazienza...!

Detto ciò, ma che stai a ddi' (alla Romana)...!?!? Ma come un'intolleranza a tutto ciò che non sia rifrattore a lunga focale...?!?! Ma se, come hai visto, c'ho l'APO più corto sul mercato (92 f/4.9 *senza riduttore*...!!!). Ma se, come avrai letto altrove, lo strumento che è sempre con me è un Takahashi FS-60c NSV f/5.9 lungo meno di un palmo aperto...?!?! Ripeto: ma che stai a ddi'...?!?!?! ;-);-);-)

Dopodiché è sacrosanto che, proprio in seguito agli studi e prove menzionati sopra, dopo aver provato tutti gli apo in commercio, ed averne posseduti alquanti (Tak 60, 78, 102, 128, 150; AP 92, 105, 130, 155, 180; mi pare che basta ma se vuoi continuo...;-)) mi sono reso conto che, per alcune delle cose che amo di più osservare, un obiettivo a fuoco più lungo possibile sia imbattibile. E quindi, dopo aver provato rifrattori APO da 180 f/7 e f/9 e 200 idem, ed aver provato dei 15cm acromatici f/15 fatti come Dio comanda, mi sono detto che se volevo davvero qualcosa di specializzato su Sole, Luna e pianeti, la risposta non era in un raffinatissimo tripletto 8" f/7 o f/9, ma in un umilissimo acromatico Fraunhofer con rapporto focale più che doppio. Tale strumento avrebbe avuto senz'altro una minor correzione cromatica (equivalente comunque a 1/3 di quella degli apo summenzionati o, per fare un esempio tangibile, equivalente a quella di un Vixen 102M che, come tutti quelli che l'hanno provato sanno, è eccellente strumento planetario — nel suo diametro, ovviamente [in effetti il 200 f/20 ha una correzione migliore, perché è fatto a mano e ottimizzato in Angstrom come dico io...]), MA un miglior contrasto, una migliore correzione dell'aberrazione sferica (e del coma, ovviamente), ed una maggiore insensibilità alla turbolenza atmosferica. In più - ma non era il mio fattore di scelta - con un costo inferiore.

Per questo mi senti parlare tanto di tali strumenti. Semplicemente perché condivido con te/voi il fatto che un giorno m'è caduto il velo che avevo davanti agli occhi; come mi cadde quando misi uno accanto al'altro su Giove il Tak FS-78 contro il mio (di allora) Intes Mak (Rumak) 150 f/12. Mi ricordo bene quanto sghignazzavo con aria di sufficienza a vedere quel tubino piccolino acanto al mio tubone bello cicciotto quando li montavo side-by-side, mentre il distributore Tak, che era divenuto mio amico, se la rideva sotti i baffi sapendo già come sarebbe andata a finire...

E, scusa, ma il discorso dei rifrattori lunghi è tutto fuorché elitario. Io non sto venendo a dirti che ho uno dei pochi Stowaway sul pianeta e tu no gna gna gna...! Che faccio le osservazioni che faccio perché ho un Traveler e tu no gna gna gna...!!

Ti dico che in osservazione e fotografia solare lunare e planetaria — salvo alcune specialissime cose, i.e. non ci puoi fare riprese all'ultaravioletto su Venere (ma per quelle, sinceramente, andrei su un sistema puro a riflessione e amen) — un Fraunhofer 90 f/16 ti sbatacchia i vari 90 APO f/5-7; idem un 4" f/15 mette in riga i vari Traveler etc.; ed un Superplanetary 5" f/15-20 fa lo stesso dei vari FS-128, AP130, etc. Tutto questo con degli strumenti che trovi ad una frazione del costo degli APO. Certo, sono più lunghi e scomodi. Ma sono anche più contrastati e corretti. E sono "commerciali". Chiama Attilio: come li fa a me li fa a te...

Ecco, a me, sinceramente, pare tutto fuorché una visione elitaria dell'astronomia...;-)

Ciao,

Massimiliano


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fabry ha scritto:
Ragazzi non so voi ma io sono preso dallo stupore ogni volta che leggo Massimiliano! sei un pozzo senza fondo! un "non plus ultra" dei rifrattori, da quello che scrivi trasuda un amore incondizionato per questi strumenti, che sicuramente lascia intendere anni e anni di studi (privati?) e dedizione sopra la norma. Praticamente quando rispondi tu si chiude baracca e burattini e si passa ad altro..


Concordo pienamente!!! :wink:

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MessaggioInviato: mercoledì 12 settembre 2007, 13:06 
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mi vergogno quasi a rispondere dopo quanto letto...
comunque, davide, io ho comprato questo libro http://www.willbell.com/tm/tm6.htm
te lo consiglio.

:D

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