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Autore Messaggio
MessaggioInviato: lunedì 23 marzo 2026, 22:50 
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Iscritto il: martedì 26 gennaio 2010, 14:19
Messaggi: 5597
Località: Rescaldina (Mi)
Tipo di Astrofilo: Fotografo
SPCC è secondo me un eccellente tool in Pixinsight per avere un riferimento di partenza corretto del colore.
Ma il tool funziona correttamente se lo si alimenta con le caratteristiche precise del sensore e dei filtri impiegati: per le prime non ci sono grossi problemi, visto che i sensori Sony attualmente in voga sul mercato sono tutti supportati. Più problematico per i filtri: ad es. io sul setup "da campo" ho degli Antlia che non sono i V-Pro inseriti nel database di SPPC, e quindi in questo caso il tool non mi aiuta.
Sono però convinto anche io che le condizioni locali di ripresa alterino in qualche modo il punto di partenza dell'elaborazione.
Normalmente io seleziono due/tre immagini di riferimento prima di iniziare una elaborazione, e non è detto che debbano essere per forza di astroimagers noti o "mostri sacri": per fortuna, come dice Pierpaolo, le galassie meno si prestano ad interpretazioni "fantasiose" rispetto alle nebulose, quindi il criterio guida nell'elaborazione dovrebbe sempre essere quello di avere un risultato coerente con le caratteristiche fisiche dell'oggetto in questione.
Poi ok, si può saturare i colori di più o di meno, privilegiare un azzurro con tonalità più o meno marcate per i bracci a spirale...ma questo fa parte del "tocco estetico" che ognuno di noi dà e che differenzia le varie elaborazioni, senza però mai perdere di vista la fisica dell'oggetto.

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Roberto Marinoni
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MessaggioInviato: martedì 24 marzo 2026, 8:09 
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Iscritto il: mercoledì 22 agosto 2012, 9:17
Messaggi: 1343
Località: Martellago
Tipo di Astrofilo: Fotografo
Ciao Daniele.
Le tue osservazioni sono corrette, le condivido e ti ringrazio per essere sempre attivo nel confronto. L'analisi che hai fatto è rivolta ad un utente avanzato, SPCC come già detto potrebbe essere uno strumento non in mano a chiunque e volendo allargare la platea dobbiamo offrire soluzioni alla portata di tutti. Io cercavo di estendere la riflessione anche verso chi commette errori un po' grossolani (ecco perchè quelle imprecise immagini modificate da me potevano suggerire come migliorale individuandone i difetti) ed aiutarlo a stare dentro a certi riferimenti. Ecco perchè nel primo messaggio individuavo la composizione degli elementi costituenti una galassia a spirale e a quali colori dovrebbero corrispondere.

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MessaggioInviato: martedì 24 marzo 2026, 14:59 
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Iscritto il: mercoledì 22 agosto 2012, 9:17
Messaggi: 1343
Località: Martellago
Tipo di Astrofilo: Fotografo
Grazie Roberto per il tuo apporto alla discussione.
Condivido appieno quando dici che scegliere qualche immagine di riferimento sia utile, è per me un ottimo punto di partenza per avere un riferimento su cui dirigere la propria elaborazione.

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MessaggioInviato: martedì 24 marzo 2026, 17:10 
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Iscritto il: lunedì 23 aprile 2007, 23:13
Messaggi: 3293
Tipo di Astrofilo: Fotografo
Bella discussione. Anche io cerco immagini di riferimento (Astrobin, Flickr, etc) ma in fondo dico a me stesso che mi sto solo divertendo, e anche se mi fa piacere mantenere l'eventuale contenuto "scientifico" della ripresa, mi accontento di non restituire un'immagine troppo surreale o psichedelica, ci siamo capiti. Mi preoccupa di più l'uso un po' eccessivo di tool come il famigerato Topaz AI, che spesso viene utilizzato in modo abbastanza indiscriminato, generando circonvoluzioni di tipo pittorico nei bracci a spirale delle galassie "malcapitate".

Qualche anno fa in post processing si usava questo metodo, insieme ad altri (è possibile anche usare PS), un link ad un Blog miracolosamente ancora attivo di Martino Nicolini, ingegnere, astrofilo appassionato, compianto coautore di Astroart che ci ha lasciati veramente troppo presto

https://astronomiadigitale.blogspot.com ... olore.html

Infine, se dopo aver usato strumenti come SPCC si esagera con il post processing "cosmetico", la calibrazione così ottenuta perde di valore e di contenuti.

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MessaggioInviato: mercoledì 25 marzo 2026, 11:05 
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Messaggi: 1343
Località: Martellago
Tipo di Astrofilo: Fotografo
Beh il metodo Nicolini era sicuramente una soluzione solida e coerente, penso che PCC si basi sullo stesso approccio.
Sul tema di tool tipo Topaz AI meglio non addentraci qui, che già ce n'è! :-)

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MessaggioInviato: mercoledì 25 marzo 2026, 11:42 
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Località: Martellago
Tipo di Astrofilo: Fotografo
Io proseguo ancora un poco sul tema, proponendovi un suggestivo confronto tra due immagini mozzafiato provenienti da due location remotissime e straordinariamente evocative.
A sinistra, dall’Atacama, lo scatto di Daniele Gasparri (recentissimo, quasi istantaneo, di queste ore); a destra, dalla Namibia, una fotografia di Engelbert Vollmer e del team Carpe-Nocrem-Rooisand, datata 17.07.25.

Due Newton: il primo, uno Skywatcher 200/1000 (presumibilmente), dunque f/5; il secondo un 250/1000, quindi f/4. Questi i dettagli essenziali e peculiari, mentre gli altri sono visibili direttamente nelle immagini.

Ho leggermente ritagliato e ridimensionato le foto per uniformarle in dimensioni, così da rendere il confronto più armonico e immediato.
https://www.facebook.com/d.gasparri

Engelbert Vollmer e Carpe-Nocrem-Rooisand-Team
https://app.astrobin.com/search?p=eJy7e ... g&i=e9t6ob
Allegato:
m87_confronto.jpg
m87_confronto.jpg [ 468.26 KiB | Osservato 197 volte ]


Come ho avuto modo di scrivere sulla pagina FB di Gasparri "Mi piace molto questo approccio elaborativo molto leggero, concede alla sguardo di indagare su tutta l'immagine senza essere indirizzato su elementi catalizzanti."

La seconda immagine presenta un apporto di segnale circa quattro volte superiore alla prima: emergono con maggiore nitidezza e progressività anche le regioni periferiche, in particolare quel suggestivo arco inferiore, decisamente scenografico.
Le nubi oscure della prima risultano magistrali nelle quali ci si può letteralmente smarrire seguendone gli intrecci.
Nella seconda, invece, le regioni H-alfa si distinguono con una presenza vivida e cromaticamente incisiva, offrendo un impatto visivo più marcato.
Mi riferisco esclusivamente all’aspetto cromatico, non al dettaglio, dato che il focus del post è proprio il colore nelle galassie.

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MessaggioInviato: mercoledì 25 marzo 2026, 21:49 
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Messaggi: 3293
Tipo di Astrofilo: Fotografo
Splendide immagini dai luoghi più remoti e affascinanti per astronomi ed appassionati. Vedi quanto è difficile il confronto tra rese cromatiche, anche (e forse soprattutto) ai massimi livelli? Nella ripresa di Vollmer è evidente il maggior contributo dell'H-alpha che emerge e quelle regioni nebulari risultano meglio visibili, mentre Gasparri addirittura con una one shot color interpreta il suo segnale (!) in maniera quasi "prepotente", e va quasi ad accecare lo spettatore, a discapito forse di una resa cromatica che avrebbe potuto essere un po' diversa, una saturazione del colore superiore e un minor contributo delle alte luci. Il punto è che si tratta di due ottime immagini che hanno entrambe un valore per me equivalente, in questo caso le interpretazioni di chi le ha integrate ed elaborate sono del tutto personali e siamo nel campo del gusto e delle scelte individuali.

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MessaggioInviato: giovedì 26 marzo 2026, 6:34 
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Località: Dove mi portano le stelle
Tipo di Astrofilo: Visualista e Fotografo
Parlare di "giusti" colori in astrofotografia è come parlare del sesso degli angeli.
Per prima cosa i vari stretch modificano talmente la gamma dinamica che una supernova e una piccola regione di formazione stellare possono avere la stessa intensità luminosa. Cosa che ovviamente non è nella realtà ma con l'interpretazione fotografica si arriva a ottenere, se si vuole.
Poi ci sono i colori.
La fisiologia umana su cui in teoria ci dovremmo basare è comunque altamente differenziata e già qui abbiamo persone che hanno sensibilità cromatiche ben diverse.
Poi ci sono scelte elaborative e gusti anche in questo caso diversificati fra loro: voglio evidenziare le zone di formazione stellare (spingo sull'Halfa ma a discapito di altre frequenze), voglio evidenziare le nubi di polvere (riduco la luminosità e aumento il contrasto ma ciò a scapito del colore) e così via.
E' stato parlato di questo argomento altre volte in passato e alla fine la risposta è stata sostanzialmente che se vogliamo operare in ambito scientifico lasciamo perdere la bellezza e viceversa.
Di conseguenza in quest'ultimo caso ognuno è libero di agire nel modo che preferisce, salvo poi accettare anche le risposte di chi non ama certe elaborazioni criticandole.
Personalmente non sono mai stato un amante delle galassie ma le rare volte che le ho fotografate ho sempre cercato di lasciar fare al sensore nel senso che prendevo quel segnale e cercavo di mantenere l'equilibrio cromatico che mi restituiva.

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MessaggioInviato: giovedì 26 marzo 2026, 10:35 
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Messaggi: 1343
Località: Martellago
Tipo di Astrofilo: Fotografo
Renzo, grazie per il tuo gradito contributo.

Ti chiederei cortesemente, forse riprendendo concetti che già avrai avuto modo di affermare, di aiutarmi a capire meglio quali aspetti delle considerazioni che seguono ti risultano meno convincenti. Prima di tutto, possiamo considerare condivisa, almeno come base di partenza, la descrizione della composizione delle galassie così come esposta nel mio primo messaggio?

Ora invece, per semplicità, concentriamoci sulle stelle, che rappresentano comunque la componente predominante di una galassia. In una notte limpida, osservando il cielo, possiamo distinguere stelle luminose ed a noi vicine dai colori diversi: alcune appaiono azzurre, come Rigel, altre rosse, come Betelgeuse, altre ancora gialle, come Capella. Pensiamo a una galassia del nostro gruppo locale, popolata da miliardi di stelle così distanti da noi che la luce che riceviamo è troppo debole (in termini di intensità per unità di superficie) perché l’occhio umano, anche con strumenti molto potenti, riesca ad apprezzarne i colori. I sensori, invece, sono in grado di raccogliere e distinguere le diverse lunghezze d’onda, dall’infrarosso all’ultravioletto, permettendo di separare le componenti cromatiche.
Alla luce di questo, lasciare completa libertà interpretativa (cit. "Di conseguenza in quest'ultimo caso ognuno è libero di agire nel modo che preferisce, salvo poi accettare anche le risposte di chi non ama certe elaborazioni criticandole.") rischia, a mio avviso, di allontanarci dall’obiettivo condiviso da molti astrofotografi: ottenere una rappresentazione il più possibile fedele alla realtà fisica.

Lo scopo di questa discussione, è piuttosto quello di definire alcuni riferimenti comuni e restringere il campo delle interpretazioni.

Non entro nel merito delle tecniche di stretching o dell’enfasi su specifiche componenti del segnale, ma, in linea generale, mi trovo in sintonia con quanto hai espresso.

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MessaggioInviato: giovedì 26 marzo 2026, 18:48 
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Messaggi: 16979
Località: Dove mi portano le stelle
Tipo di Astrofilo: Visualista e Fotografo
pierpaolo_P ha scritto:
Renzo, grazie per il tuo gradito contributo.

Ti chiederei cortesemente, forse riprendendo concetti che già avrai avuto modo di affermare, di aiutarmi a capire meglio quali aspetti delle considerazioni che seguono ti risultano meno convincenti. Prima di tutto, possiamo considerare condivisa, almeno come base di partenza, la descrizione della composizione delle galassie così come esposta nel mio primo messaggio?

Le galassie sono di per sé peculiari e non ne troverai mai una uguale all'altra. Ovviamente se prendo una galassia ellittica riterrò che sia una galassia nella quale la nascita di nuove stelle è inferiore per esempio a una spirale tipo a o a una spirale barrata.
Possiamo perciò accettare i raggruppamenti così come sono conosciuti e ragionare su questi.
Gli esempi portati e le basi di partenza classificano, a mio modeto avviso, il discorso sulle galassie a spirale, anche perché le ellittiche sono esteticamente meno interessanti.
In ciò conocordo perciò sui ragionamenti fatti a inizio thread.

Cita:
Ora invece, per semplicità, concentriamoci sulle stelle, che rappresentano comunque la componente predominante di una galassia. In una notte limpida, osservando il cielo, possiamo distinguere stelle luminose ed a noi vicine dai colori diversi: alcune appaiono azzurre, come Rigel, altre rosse, come Betelgeuse, altre ancora gialle, come Capella. Pensiamo a una galassia del nostro gruppo locale, popolata da miliardi di stelle così distanti da noi che la luce che riceviamo è troppo debole (in termini di intensità per unità di superficie) perché l’occhio umano, anche con strumenti molto potenti, riesca ad apprezzarne i colori. I sensori, invece, sono in grado di raccogliere e distinguere le diverse lunghezze d’onda, dall’infrarosso all’ultravioletto, permettendo di separare le componenti cromatiche.
Alla luce di questo, lasciare completa libertà interpretativa (cit. "Di conseguenza in quest'ultimo caso ognuno è libero di agire nel modo che preferisce, salvo poi accettare anche le risposte di chi non ama certe elaborazioni criticandole.") rischia, a mio avviso, di allontanarci dall’obiettivo condiviso da molti astrofotografi: ottenere una rappresentazione il più possibile fedele alla realtà fisica.

Lo scopo di questa discussione, è piuttosto quello di definire alcuni riferimenti comuni e restringere il campo delle interpretazioni.

La citazione di quanto da me scritto (che confermo) non deve essere decontestualizzata. Ognuno è libero di agire riguarda soprattutto il fatto di evidenziare certe peculiarità dell'oggetto ripreso. Il nucleo di una galassia come è per esempio M51 sicuramente è moltissimo più luminoso del braccio che la unisce alla galassia satellite. Questo braccio è composto da un insieme di stelle che le forze mareali congiunte a fatto deviare dalla loro posizione originale.
Ammesso che mi trovassi in una condizione per la quale potessi avere una magnitudine visuale di 20 (grazie anche a uno strumento ottico adeguato e a un cielo particolarmente limpido che, purtroppo, non esistono sulla Terra, non potrei comunque vedere questo braccio che in molte fotografie appare luminoso quanto il nucleo della galassia in quanto la realtà è ben diversa. Il nucleo è così luminoso che sarei abbagliato rispetto al braccio e non lo vederi.
Però gli astrofotografi rendono ambedue con la stessa intensità. Ecco perché dico che ognuno poi fa come gli pare. Ma la nostra fisiologia è molto diversa da un sensore e, soprattutto, da una post elaborazione molto stretchata.

Cita:
Non entro nel merito delle tecniche di stretching o dell’enfasi su specifiche componenti del segnale, ma, in linea generale, mi trovo in sintonia con quanto hai espresso.

Come vedi io invece ho portato l'esempio dello stretch proprio per spiegarmi meglio.
Se poi andiamo a parlare di colori come hai detto nella medesima zona di cielo (vedi le stelle nostre immediate vicine) vediamo come vi sia una serie di tipologie pseudo random. Se osserviamo verso il polo galattico vediamo poche stelle e nebulose mentre se osserviamo verso il piano galattico vi sono zone molto ricche di nebulose, altre più povere ma con molti ammassi ecc.
Di conseguenza tali popolazioni possono ritrovarsi anche in galassie del medesimo tipo.
Ma non potendo risolvere tali galassie in stelle tendiamo a credere che la distribuzione sia molto simile alla nostra. Siamo nella ragione o nel torto? non lo so. Ma è comodo pensarlo così, specie per chi non ha ambizioni scientifiche.
Di conseguenza (e qui si torna a ognuno fa come vuole) ci sarà chi vorrà evidenziare maggiormente le zone nebulari e chi invece vorrà evidenziare, con tecniche diverse, per esempio le nebulose oscure e le zone fra i bracci della spirale.
Spero di avere chiarito meglio il mio pensiero che, ridotto all'osso è:
A mio modesto avviso NON esiste una rappresentazione che sia veramente reale di una galassia.

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