pierpaolo_P ha scritto:
Renzo, grazie per il tuo gradito contributo.
Ti chiederei cortesemente, forse riprendendo concetti che già avrai avuto modo di affermare, di aiutarmi a capire meglio quali aspetti delle considerazioni che seguono ti risultano meno convincenti. Prima di tutto, possiamo considerare condivisa, almeno come base di partenza, la descrizione della composizione delle galassie così come esposta nel mio primo messaggio?
Le galassie sono di per sé peculiari e non ne troverai mai una uguale all'altra. Ovviamente se prendo una galassia ellittica riterrò che sia una galassia nella quale la nascita di nuove stelle è inferiore per esempio a una spirale tipo a o a una spirale barrata.
Possiamo perciò accettare i raggruppamenti così come sono conosciuti e ragionare su questi.
Gli esempi portati e le basi di partenza classificano, a mio modeto avviso, il discorso sulle galassie a spirale, anche perché le ellittiche sono esteticamente meno interessanti.
In ciò conocordo perciò sui ragionamenti fatti a inizio thread.
Cita:
Ora invece, per semplicità, concentriamoci sulle stelle, che rappresentano comunque la componente predominante di una galassia. In una notte limpida, osservando il cielo, possiamo distinguere stelle luminose ed a noi vicine dai colori diversi: alcune appaiono azzurre, come Rigel, altre rosse, come Betelgeuse, altre ancora gialle, come Capella. Pensiamo a una galassia del nostro gruppo locale, popolata da miliardi di stelle così distanti da noi che la luce che riceviamo è troppo debole (in termini di intensità per unità di superficie) perché l’occhio umano, anche con strumenti molto potenti, riesca ad apprezzarne i colori. I sensori, invece, sono in grado di raccogliere e distinguere le diverse lunghezze d’onda, dall’infrarosso all’ultravioletto, permettendo di separare le componenti cromatiche.
Alla luce di questo, lasciare completa libertà interpretativa (cit. "Di conseguenza in quest'ultimo caso ognuno è libero di agire nel modo che preferisce, salvo poi accettare anche le risposte di chi non ama certe elaborazioni criticandole.") rischia, a mio avviso, di allontanarci dall’obiettivo condiviso da molti astrofotografi: ottenere una rappresentazione il più possibile fedele alla realtà fisica.
Lo scopo di questa discussione, è piuttosto quello di definire alcuni riferimenti comuni e restringere il campo delle interpretazioni.
La citazione di quanto da me scritto (che confermo) non deve essere decontestualizzata. Ognuno è libero di agire riguarda soprattutto il fatto di evidenziare certe peculiarità dell'oggetto ripreso. Il nucleo di una galassia come è per esempio M51 sicuramente è moltissimo più luminoso del braccio che la unisce alla galassia satellite. Questo braccio è composto da un insieme di stelle che le forze mareali congiunte a fatto deviare dalla loro posizione originale.
Ammesso che mi trovassi in una condizione per la quale potessi avere una magnitudine visuale di 20 (grazie anche a uno strumento ottico adeguato e a un cielo particolarmente limpido che, purtroppo, non esistono sulla Terra, non potrei comunque vedere questo braccio che in molte fotografie appare luminoso quanto il nucleo della galassia in quanto la realtà è ben diversa. Il nucleo è così luminoso che sarei abbagliato rispetto al braccio e non lo vederi.
Però gli astrofotografi rendono ambedue con la stessa intensità. Ecco perché dico che ognuno poi fa come gli pare. Ma la nostra fisiologia è molto diversa da un sensore e, soprattutto, da una post elaborazione molto stretchata.
Cita:
Non entro nel merito delle tecniche di stretching o dell’enfasi su specifiche componenti del segnale, ma, in linea generale, mi trovo in sintonia con quanto hai espresso.
Come vedi io invece ho portato l'esempio dello stretch proprio per spiegarmi meglio.
Se poi andiamo a parlare di colori come hai detto nella medesima zona di cielo (vedi le stelle nostre immediate vicine) vediamo come vi sia una serie di tipologie pseudo random. Se osserviamo verso il polo galattico vediamo poche stelle e nebulose mentre se osserviamo verso il piano galattico vi sono zone molto ricche di nebulose, altre più povere ma con molti ammassi ecc.
Di conseguenza tali popolazioni possono ritrovarsi anche in galassie del medesimo tipo.
Ma non potendo risolvere tali galassie in stelle tendiamo a credere che la distribuzione sia molto simile alla nostra. Siamo nella ragione o nel torto? non lo so. Ma è comodo pensarlo così, specie per chi non ha ambizioni scientifiche.
Di conseguenza (e qui si torna a ognuno fa come vuole) ci sarà chi vorrà evidenziare maggiormente le zone nebulari e chi invece vorrà evidenziare, con tecniche diverse, per esempio le nebulose oscure e le zone fra i bracci della spirale.
Spero di avere chiarito meglio il mio pensiero che, ridotto all'osso è:
A mio modesto avviso NON esiste una rappresentazione che sia veramente reale di una galassia.