1° Forum di Astronomia Amatoriale Italiano

Il primo forum di astrofili per astrofili, nato nel 2000.
Oggi è giovedì 14 novembre 2019, 7:48

Menu

* Home
* Iscriviti
* La Bacheca
* F.A.Q.
* Cerca
* Login/Logout 

Login

Nome utente:
Password:

 Ho dimenticato la password

In Linea

Visitano il forum: Bing [Bot], Google [Bot] e 9 ospiti

Regolamento

regolamento

Links

*
Astrocafè

Segnala bolide
* Meteoblue.com
* Previsioni seeing
* Il Meteo.it
Help Forum
 

Tutti gli orari sono UTC + 1 ora




Apri un nuovo argomento Rispondi all’argomento  [ 8 messaggi ] 
Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: test rifrattore 5" f10 SOLVER
MessaggioInviato: giovedì 8 marzo 2007, 13:31 
Questo mio vuole essere un invito a rivalutare alcuni strumenti che la moda del momento ha eclissato.
In un’era di febbre “apocromatica”, è doveroso segnalare che alcuni rifrattori semplicemente acromatici, riescono a fornire, se ben realizzati, prestazioni davvero DEGNE della loro apertura.
Se si escludono i classici doppietti da 4 pollici a f.10 che hanno fatto la fortuna commerciale di alcune ditte, specialmente giapponesi, il nostro mercato (e più ampiamente quello mondiale) ha snobbato nell'ultimo decennio i rifrattori di stampo classico.
Questo non significa che non ci siano esempi di ottiche ben realizzate e intubate, ma è vero che non sono state un gran ché pubblicizzate, né accolte dal pubblico.
Vuoi l'evoluzione degli apocromati o semiapocromatici, che tanto solleticano l'immaginario (e anche gli occhi) di molti appassionati che li hanno giustamente "sposati", vuoi alcune intrinseche limitazioni dovute ai maggiori ingombri e pesi (e quindi relative montature di sostegno) hanno decretato un certo disinteresse per questi strumenti in aperture superiori ai fatidici 4 pollici.
Non mi riferisco ai rifrattori di stampo cinese che affollano i listini di quasi tutti i rivenditori (quelli cioè aperti a f.6 o f.8) - vedi i tanti 130-150mm di discreta fattura e prestazioni - ma principalmente ai rifrattori con rapporti di apertura classici (f.10 - f.12 o più).
Scrivo per dare, non più nei soliti post qua è là, un suggerimento generale a chi cerca qualcosa di valido in campo planetario senza spendere cifre importanti.
Un sito americano recita una frase che trovo giusta e che, tradotta, suona più o meno così: "i rifrattori apocromatici correggono molto bene il residuo di aberrazione, ma tutte le altre aberrazioni (geometriche) restano".. "o quasi" aggiungerei io, poiché molti APO top level le correggono davvero molto bene anche con focali spinte.
E' però indubbio che lavorare doppietti a f13 sia più facile che lavorarli a f7...
Anche sul concetto di apocromaticità vorrei fare una considerazione, non tanto su questo o quello strumento, ma in merito alla logica con cui molti strumenti vengono proposti.
Le sigle che vengono usate per designare questa o quella ottica sono di molti tipi e non dicono quasi mai molto. Tutti sappiamo che ci sono APO e apo... e che il semplice vedere "ED" "SD" "APO" "SEMI-APO" e varie è una indicazione qualitativa e non quantitativa.
A volte alcuni doppietti definiti acromatici sfoggiano correzione del cromatismo migliore di quella di certi ED o semiapo.
C'è un valore, che viene detto numero di Abbe (dall'omonimo) e che indica la dispersione luminosa intorno al punto di massimo fuoco. In realtà indica una caratteristica fisica del vetro ma diciamo che il risultato non è molto differente.
Alcuni produttori vendono per acromatici doppietti che hanno un valore di abbe uguale o superiore a certi ED... questo significa, fondamentalmente, che alcuni acromatici lavorano il cromatismo (lo contengono) meglio di certi ED. Bella scoperta!
Già..
Rientro nel post dopo questa divagazione introduttiva per raccontare dello strumento in questione: SOLVER 127mm f.9,5 circa.
Un doppietto acromatico di stampo classico, con una focale quasi standard (intorno a f10) e una qualità del vetro usato per produrre l'obiettivo di classe 5 (particolarmente privo di imperfezioni).
Tubo leggero in alluminio, diaframmi interni (3) ben distanziati, anneriti e dimensionati, focheggiatore di tipo cryford ben realizzato e sicuramente migliore dello standard presente in mercato (viene fornito anche con riduzione 1:8), paraluce fisso e cella (per il momento mi viene detto) non regolabile.
L'ottica è tendenzialmente priva sia di astigmatismo che di altre aberrazioni geometriche benché, nell'esemplare in mio possesso, si nota una lievissima tensione nella cella. Il difetto è comunque difficile da rilevare nella figura extra e intrafocale e, non modificando dimensione e forma del disco di airy al fuoco, non compromette le prestazioni gradevoli dello strumento.
L'aberrazionte cromatica è contenuta, paragonabile a quella di un buon doppietto 102 f.10 (quindi non sembra risentire della maggiore capacità di raccolta della luce garantita dall'ottica da quasi 13 cm.). Diaframmato a 10 cm. esibisce meno cromatismo di un rifrattore Vixen 102M preso a paragone, risultato oserei dire molto lusinghiero.
Le lenti non sono colorate, quindi il contenimento di aberrazione cromatica è "genuino".
I trattamenti antiriflesso sono di buona qualità e la trasmissione luminosa (qui vi do una valutazione a sentimento) è buona benché non paragonabile a quella che esibiscono i migliori trattamenti di certi strumenti top level (vedi takahashi e astrophysics per citare gli unici due di cui ho confronto nel diametro 13 cm circa).
La focale di 1220 mm. circa (non sono riuscito a determinarla con estrema precisione) è in compenso utilissima nel raggiungere ingrandimenti relativamente elevati con oculari non troppo spinti. Un 10mm offre già 125-126x circa (vedi tipo di diagonale usato) e un 5 mm., che considero un po' il limite massimo inferiore per gli oculari (ok, ci sono ottimi oculari da 3mm), offre il già ragguardevole potere di circa 250x ottenuti senza barlow e ancora tutti pienamente sfruttabili, sia su Luna che Saturno.
Il limite massimo su soggetti come Giove (ora non offre proprio il massimo delle condizioni osservative, quindi cercherò di essere più preciso tra qualche mese) è di circa 200x, potere che comunque raramente ho sfruttato con piena soddisfazione anche su ottiche di costo e diametro maggiore.
Ritengo che, nella visione del nostro satellite, non serva spingersi con questo strumento oltre i 250x. L'immagine non degenera fino a 350x, a dire il vero, ma i dettagli fondamentalmente non aumentano, quindi a 250 circa mi fermo.
Saturno paga un poco, ad alti ingrandimenti, la scarsa quantità di luce raccolta da "soli" 13 cm. (si potrebbe comunque dire la stessa cosa per Giove ma i minori poteri risentono meno della caduta di luminosità).
Ottimo, davvero OTTIMO il comportamento sulle stelle doppie. Sebbene abbia avuto immagini migliori con un vecchio 10 cm a f.15, devo ammettere che le immagini fornite dal SOLVER sono di ottimo livello.
Facile, in condizioni di seeing medio, scorgere il primo e unico anello di diffrazione, "disegnato", e altrettanto facile separare binarie a ridosso del potere risolutivo (che si attesta intorno al 1 d'arco), ma soprattutto facile sdoppiare binarie molto sbilanciate. Premetto che pur osservando molto i sistemi multipli non amo quelli eccessivamente stretti poiché richiedono, per essere apprezzati, una pazienza che non sempre ho e serate davvero fantastiche quanto rare.
Il diametro di 13 cm. è poi adattissimo agli osservatori di città, sovente alle prese con colonne d'aria, tetti, camini, e altro che rendono molte volte quasi inutili ottiche più grandi. Inoltre, 13 cm. sono più di 10 e tante volte la differenza (comunque non abissale) si fa sentire.
Infine il tubo è leggero e viene retto benissimo da una montatura della classe della eq5 e ancor meglio della eq6 (quindi comunque non montature peso piuma, ma ancora alla portata della stragrande maggioranza degli appassionati).
Il costo, infine.
Dotato di focheggiatore con riduttore a 1:8, anelli, cercatore di discreta qualità (8x50), si attesta a poco meno di 600 euro il che lo rende uno strumento davvero molto economico in relazione alle prestazioni.
Per fare un paragone prestazionale lo trovo migliore dei vari MAK cassegrain da 15 cm. (è stato paragonato dallo scrivente fianco fianco con un intes mk61 e un mak newton mn61 con ottiche in sitall e ventolina di stabilizzazione). Per massima onestà devo dire che il mak newton esibiva immagini lievemente più contrastate (per via della assoluta mancanza di aberrazione cromatica... in realtà un minimo di aberrazione la esibiva anche l'MN61 ma era davvero accademica e praticamente invisibile nell'uso visuale).
Inutile invece dire che l'ostruzione dei vari Mak Cassegrain da 15 cm. si fa sentire notevolmente in rapporto a un rifrattore da 1 pollice in meno e che le immagini sono sempre lievemente inferiori.
Nell'uso deep sky non posso dire in quanto lo strumento viene usato da me solo dalla città, ma posso asserire che un buon 13 cm. a lenti riesce a regalare appaganti visioni degli oggetti nebulari o delle galassie (nel limite della quantità di luce raccolta ovviamente) e che possono rivaleggiare con quelle di strumenti tipo S-C di 20 cm. circa. Tutt'altra musica invece su globulari e nepulose planetarie. In questo campo gli s-c da 8 pollici offrono MOLTO di più.

Saluti a tutti.

Paolo


Top
     
 
 Oggetto del messaggio:
MessaggioInviato: venerdì 9 marzo 2007, 12:46 
Avatar utente

Iscritto il: mercoledì 8 febbraio 2006, 15:55
Messaggi: 10272
Località: Salento
Veramente interessante!
Io sinceramente non sapevo neanche della sua esistenza :(
e cio' testimonia quanto i veri acromatici siano veramente fuori moda.
( o per lo meno... chi ha il coraggio di chiamarli veramente acromatici)

Altra cosa che detesto e' che raramente vengono dati dei dati di targa delle ottiche,in modo tale da poter scegliere senza doversi fidare della marca o di una recensione magari troppo bonaria!


Aggiunto alle prove! Grazie mille!


Top
  Profilo   WWW  
 
 Oggetto del messaggio:
MessaggioInviato: venerdì 9 marzo 2007, 17:00 
Avatar utente

Iscritto il: giovedì 9 febbraio 2006, 12:07
Messaggi: 462
Località: Milano
Ciao ,
io sono un patito dei rifrattore acromatici a f/15 e vi segnalo un acro da 100/1500 f/15 disponibile da Telescope Service ad un prezzo molto interessante....è nella mia wish-list.....
saluti acromatici,
Andrea

_________________
Deep Sky :
Osservatorio Piani dei Resinelli (LC) :
Montatura AzEq5 + Tenosky Triplet 80/480 + Atik 428ex mono + RGB

Hires da Milano :
AzEq6 + C11 + zWo ASI 224


Top
  Profilo    
 
 Oggetto del messaggio: Re: test rifrattore 5" f10 SOLVER
MessaggioInviato: sabato 10 marzo 2007, 12:46 
Operatore Commerciale
Avatar utente

Iscritto il: sabato 4 marzo 2006, 23:04
Messaggi: 1623
Località: trivero
diglit ha scritto:
Questo mio vuole essere un invito a rivalutare alcuni strumenti che la moda del momento ha eclissato.
In un’era di febbre “apocromatica”, è doveroso segnalare che alcuni rifrattori semplicemente acromatici, riescono a fornire, se ben realizzati, prestazioni davvero DEGNE della loro apertura.
Se si escludono i classici doppietti da 4 pollici a f.10 che hanno fatto la fortuna commerciale di alcune ditte, specialmente giapponesi, il nostro mercato (e più ampiamente quello mondiale) ha snobbato nell'ultimo decennio i rifrattori di stampo classico.
Questo non significa che non ci siano esempi di ottiche ben realizzate e intubate, ma è vero che non sono state un gran ché pubblicizzate, né accolte dal pubblico.
Vuoi l'evoluzione degli apocromati o semiapocromatici, che tanto solleticano l'immaginario (e anche gli occhi) di molti appassionati che li hanno giustamente "sposati", vuoi alcune intrinseche limitazioni dovute ai maggiori ingombri e pesi (e quindi relative montature di sostegno) hanno decretato un certo disinteresse per questi strumenti in aperture superiori ai fatidici 4 pollici.
Non mi riferisco ai rifrattori di stampo cinese che affollano i listini di quasi tutti i rivenditori (quelli cioè aperti a f.6 o f.8) - vedi i tanti 130-150mm di discreta fattura e prestazioni - ma principalmente ai rifrattori con rapporti di apertura classici (f.10 - f.12 o più).
Scrivo per dare, non più nei soliti post qua è là, un suggerimento generale a chi cerca qualcosa di valido in campo planetario senza spendere cifre importanti.
Un sito americano recita una frase che trovo giusta e che, tradotta, suona più o meno così: "i rifrattori apocromatici correggono molto bene il residuo di aberrazione, ma tutte le altre aberrazioni (geometriche) restano".. "o quasi" aggiungerei io, poiché molti APO top level le correggono davvero molto bene anche con focali spinte.
E' però indubbio che lavorare doppietti a f13 sia più facile che lavorarli a f7...
Anche sul concetto di apocromaticità vorrei fare una considerazione, non tanto su questo o quello strumento, ma in merito alla logica con cui molti strumenti vengono proposti.
Le sigle che vengono usate per designare questa o quella ottica sono di molti tipi e non dicono quasi mai molto. Tutti sappiamo che ci sono APO e apo... e che il semplice vedere "ED" "SD" "APO" "SEMI-APO" e varie è una indicazione qualitativa e non quantitativa.
A volte alcuni doppietti definiti acromatici sfoggiano correzione del cromatismo migliore di quella di certi ED o semiapo.
C'è un valore, che viene detto numero di Abbe (dall'omonimo) e che indica la dispersione luminosa intorno al punto di massimo fuoco. In realtà indica una caratteristica fisica del vetro ma diciamo che il risultato non è molto differente.
Alcuni produttori vendono per acromatici doppietti che hanno un valore di abbe uguale o superiore a certi ED... questo significa, fondamentalmente, che alcuni acromatici lavorano il cromatismo (lo contengono) meglio di certi ED. Bella scoperta!
Già..
Rientro nel post dopo questa divagazione introduttiva per raccontare dello strumento in questione: SOLVER 127mm f.9,5 circa.
Un doppietto acromatico di stampo classico, con una focale quasi standard (intorno a f10) e una qualità del vetro usato per produrre l'obiettivo di classe 5 (particolarmente privo di imperfezioni).
Tubo leggero in alluminio, diaframmi interni (3) ben distanziati, anneriti e dimensionati, focheggiatore di tipo cryford ben realizzato e sicuramente migliore dello standard presente in mercato (viene fornito anche con riduzione 1:8), paraluce fisso e cella (per il momento mi viene detto) non regolabile.
L'ottica è tendenzialmente priva sia di astigmatismo che di altre aberrazioni geometriche benché, nell'esemplare in mio possesso, si nota una lievissima tensione nella cella. Il difetto è comunque difficile da rilevare nella figura extra e intrafocale e, non modificando dimensione e forma del disco di airy al fuoco, non compromette le prestazioni gradevoli dello strumento.
L'aberrazionte cromatica è contenuta, paragonabile a quella di un buon doppietto 102 f.10 (quindi non sembra risentire della maggiore capacità di raccolta della luce garantita dall'ottica da quasi 13 cm.). Diaframmato a 10 cm. esibisce meno cromatismo di un rifrattore Vixen 102M preso a paragone, risultato oserei dire molto lusinghiero.
Le lenti non sono colorate, quindi il contenimento di aberrazione cromatica è "genuino".
I trattamenti antiriflesso sono di buona qualità e la trasmissione luminosa (qui vi do una valutazione a sentimento) è buona benché non paragonabile a quella che esibiscono i migliori trattamenti di certi strumenti top level (vedi takahashi e astrophysics per citare gli unici due di cui ho confronto nel diametro 13 cm circa).
La focale di 1220 mm. circa (non sono riuscito a determinarla con estrema precisione) è in compenso utilissima nel raggiungere ingrandimenti relativamente elevati con oculari non troppo spinti. Un 10mm offre già 125-126x circa (vedi tipo di diagonale usato) e un 5 mm., che considero un po' il limite massimo inferiore per gli oculari (ok, ci sono ottimi oculari da 3mm), offre il già ragguardevole potere di circa 250x ottenuti senza barlow e ancora tutti pienamente sfruttabili, sia su Luna che Saturno.
Il limite massimo su soggetti come Giove (ora non offre proprio il massimo delle condizioni osservative, quindi cercherò di essere più preciso tra qualche mese) è di circa 200x, potere che comunque raramente ho sfruttato con piena soddisfazione anche su ottiche di costo e diametro maggiore.
Ritengo che, nella visione del nostro satellite, non serva spingersi con questo strumento oltre i 250x. L'immagine non degenera fino a 350x, a dire il vero, ma i dettagli fondamentalmente non aumentano, quindi a 250 circa mi fermo.
Saturno paga un poco, ad alti ingrandimenti, la scarsa quantità di luce raccolta da "soli" 13 cm. (si potrebbe comunque dire la stessa cosa per Giove ma i minori poteri risentono meno della caduta di luminosità).
Ottimo, davvero OTTIMO il comportamento sulle stelle doppie. Sebbene abbia avuto immagini migliori con un vecchio 10 cm a f.15, devo ammettere che le immagini fornite dal SOLVER sono di ottimo livello.
Facile, in condizioni di seeing medio, scorgere il primo e unico anello di diffrazione, "disegnato", e altrettanto facile separare binarie a ridosso del potere risolutivo (che si attesta intorno al 1 d'arco), ma soprattutto facile sdoppiare binarie molto sbilanciate. Premetto che pur osservando molto i sistemi multipli non amo quelli eccessivamente stretti poiché richiedono, per essere apprezzati, una pazienza che non sempre ho e serate davvero fantastiche quanto rare.
Il diametro di 13 cm. è poi adattissimo agli osservatori di città, sovente alle prese con colonne d'aria, tetti, camini, e altro che rendono molte volte quasi inutili ottiche più grandi. Inoltre, 13 cm. sono più di 10 e tante volte la differenza (comunque non abissale) si fa sentire.
Infine il tubo è leggero e viene retto benissimo da una montatura della classe della eq5 e ancor meglio della eq6 (quindi comunque non montature peso piuma, ma ancora alla portata della stragrande maggioranza degli appassionati).
Il costo, infine.
Dotato di focheggiatore con riduttore a 1:8, anelli, cercatore di discreta qualità (8x50), si attesta a poco meno di 600 euro il che lo rende uno strumento davvero molto economico in relazione alle prestazioni.
Per fare un paragone prestazionale lo trovo migliore dei vari MAK cassegrain da 15 cm. (è stato paragonato dallo scrivente fianco fianco con un intes mk61 e un mak newton mn61 con ottiche in sitall e ventolina di stabilizzazione). Per massima onestà devo dire che il mak newton esibiva immagini lievemente più contrastate (per via della assoluta mancanza di aberrazione cromatica... in realtà un minimo di aberrazione la esibiva anche l'MN61 ma era davvero accademica e praticamente invisibile nell'uso visuale).
Inutile invece dire che l'ostruzione dei vari Mak Cassegrain da 15 cm. si fa sentire notevolmente in rapporto a un rifrattore da 1 pollice in meno e che le immagini sono sempre lievemente inferiori.
Nell'uso deep sky non posso dire in quanto lo strumento viene usato da me solo dalla città, ma posso asserire che un buon 13 cm. a lenti riesce a regalare appaganti visioni degli oggetti nebulari o delle galassie (nel limite della quantità di luce raccolta ovviamente) e che possono rivaleggiare con quelle di strumenti tipo S-C di 20 cm. circa. Tutt'altra musica invece su globulari e nepulose planetarie. In questo campo gli s-c da 8 pollici offrono MOLTO di più.

Saluti a tutti.

Paolo



ma è l'ottica GSO venduta sotto diversi marchi? (Antares ecc)

_________________
non basta sapere si deve anche applicare, non è abbastanza volere, si deve anche fare. (W. Goethe)
Quindi, non per il sapientone che pretende "applicare", non so bene cosa più delle chiacchiere, comunque......(Sergio)
Cassegrain coudè 450 mm f 15 OPS optics (1/16 pv - 1/43 rms sthrel 0,97) terminato.
SUINOX (r) 80/540 ed. - Acro 100/1300 "Old Style"
Acromatico folded 230 mm. f 18 in costruzione.
Dall Kirkham "Raptor" 277 mm. f 24,3 ostr. 18% in costruzione.


Top
  Profilo    
 
 Oggetto del messaggio:
MessaggioInviato: sabato 10 marzo 2007, 15:47 
no, Antares è un marchio americano che ha comprato vecchi nomi e li ricommercializza, che assembla parti prodotte da altri, o che fa da rivenditore di (pochi) marchi esterni.
Questo rifrattore è stato ultimamente FINALMENTE dotato di upgrade fondamentale: una cella tornita in alluminio che non ho ancora visto ma che sicuramente sarà ben fatta, vista la cura che Gianluca C. pone nella scelta dei materiali che commercializza.
Vorrei a questo proposito lanciare una idea e sentire anche le vostre impressini in merito.
Ho provato alcuni dei filtri che, in questi ultimissimi anni, sono stati venduti per ridurre il cromatismo residuo dei doppietti acromatici. Non parlo dei chromacorr ma dei semplicissimi filtri da barilotto che hanno nomi frange-killer, minus-violet e simili, notando, in tutti, una notevole variazione della cromia generale dell'immagine, una lieve perdita di segnale luminoso oltre alla decantata riduzione (tutto sommato non così drastica) del cromatismo.
Da quanto visto con i miei occhietti reputo francamente più molesti che altro questi filtri (aggiungo che, personalmente, sono mediamente disturbato dal cromatismo residuo: so che ci sono soggetti che invece denunciano una riduzione notevole della loro capacità visiva di cogliere dettagli in presenza di dominanti blu-violette) e sono quindi giunto alla conclusione che sia meglio non usarli (almeno in accoppiamento a strumenti con spettro secondario tutto sommato tollerabile).
Non ho però mai avuto modo di testare il filtro che viene chiamato "semi-apo" e che è venduto da un noto negozio la cui reclam campeggia anche in queste pagine.
Vorrei sapere se qualcuno di voi lo ha provato perché, in caso positivo, ne comprerei uno (ok.. banale) per costruire una piccola prolunga ai focheggiatori standard di telescopi rifrattori come appunto il Solver o simili, con una sorta di slitta scorrevole che ne permetta l'inserimento e estrazione come avviene per i filtri interferenziali quando si fa "blinking".
Questo perché sarebbe obiettivamente utile da usare non solo in osservazione planetaria ma anche nel caso di osservazione di stelle binarie o multiple con componenti molto sbilanciate per ridurre l'alone della primaria.

Paolo


Top
     
 
 Oggetto del messaggio:
MessaggioInviato: sabato 10 marzo 2007, 17:06 
Operatore Commerciale
Avatar utente

Iscritto il: giovedì 9 febbraio 2006, 19:35
Messaggi: 530
Località: Carpi (MO)
Io ho provato il contrast booster e il fringe killer sul mio acromatico f. 8,7, tutti gli altri non li conosco.
Il primo l’ho subito scartato perché si è rivelato controproducente per il mio rifrattore, il secondo invece l’ho tenuto e lo utilizzo ogni tanto sulla luna e sui pianeti quando l’atmosfera mi permette di spingere molto sugli ingrandimenti.
Il problema di questi i filtri è che ti spostano il fuoco, e se sono molto “spinti” te lo spostano troppo e quindi l’obiettivo non lavora più nel fuoco ottimale per il quale è stato progettato.
Quindi secondo me il fringe killer è un buon compromesso.
Maurizio F.

_________________
tripletto apo 155 f. 7 a contatto
oculari clave': 5,6,8,12,16,20,25,35,45
zoom vixen 8-24; zoom hyperion 8-24
erfle 40mm, wide scan II 30mm, leica 14mm wa
pentax xl: 21-10.5-5.2, radian 3mm
prisma di Herschel 2"
canon 550d
losmandy g 11


Top
  Profilo    
 
 Oggetto del messaggio:
MessaggioInviato: sabato 10 marzo 2007, 22:51 
Avatar utente

Iscritto il: martedì 21 febbraio 2006, 18:47
Messaggi: 3900
Località: Villa C. (MI)
Tipo di Astrofilo: Visualista
> Il problema di questi i filtri è che ti spostano il fuoco, e se sono molto “spinti” te lo spostano troppo e quindi l’obiettivo non lavora più nel fuoco ottimale per il quale è stato progettato.

Davvero è così deleterio uno spostamento di fuoco di meno di 1mm???
(che sarebbe lo spessore del filtro, ne + ne -)

_________________
*******************************
Roberto Porta - photallica v. 2.0

"Quando credi di essere perfetto, sei finito!" (Valentino Rossi)


Top
  Profilo   WWW  
 
 Oggetto del messaggio:
MessaggioInviato: domenica 11 marzo 2007, 19:04 
Operatore Commerciale
Avatar utente

Iscritto il: giovedì 9 febbraio 2006, 19:35
Messaggi: 530
Località: Carpi (MO)
Se prendiamo un vetro BK7 dello spessore di 1mm senza trattamento dielettrico dalla formula
T = (s(n-1))/n dove T = trascinamento, s = spessore vetro e n = indice rifrazione, avremo per la riga c, e, f rispettivamente:
Tc = 0,339, Te = 0,341, Tf = 0,343.
Quindi come dici tu lo spostamento è molto piccolo.
Poi abbiamo il trattamento dielettrico che anche lui avrà il suo indice di rifrazione (che non conosco perchè non mi sono mai interessato a questa problematica) per cui alla fine si avrà un trascinamento non trascurabile (più per il contrast booster che per il fringe killer).
C’è da dire che gli obiettivi a con rapporto focale spinto come il mio (F. 8,7) è molto più sensibile a questo spostamento.
Per spiegarmi meglio metto due grafici con lo spostamento di fuoco e il disco di airy per un F. 8,7 e un F. 15 (per l’F.15 il disco di airy è il doppio).

http://forum.astrofili.org/userpix/151_sferocromdoppinc155_f87_1.png

http://forum.astrofili.org/userpix/151_sferocromdoppinc155_f15_1.png

Si vede bene che lo spostamento in più tende a riunire il fuoco blu con quello rosso, ma peggiora il verde che esce anche lui dal disco di airy dopo uno spostamento di 0,25mm per l’F. 8,7, mentre l’F15 è ancora in tolleranza.
Quindi direi che il fringe killer è accettabile per un f.8, mentre per un f. 10 o superiore si possono utilizzare entrambi.
Si potrebbe fare una prova pratica fissando un comparatore centesimale al fuocheggiatore, poi fare le due misurazioni con e senza filtro per vedere lo spostamento.
Maurizio F.

_________________
tripletto apo 155 f. 7 a contatto
oculari clave': 5,6,8,12,16,20,25,35,45
zoom vixen 8-24; zoom hyperion 8-24
erfle 40mm, wide scan II 30mm, leica 14mm wa
pentax xl: 21-10.5-5.2, radian 3mm
prisma di Herschel 2"
canon 550d
losmandy g 11


Top
  Profilo    
 
Visualizza ultimi messaggi:  Ordina per  
Apri un nuovo argomento Rispondi all’argomento  [ 8 messaggi ] 

Tutti gli orari sono UTC + 1 ora


Chi c’è in linea

Visitano il forum: Bing [Bot], Google [Bot] e 9 ospiti


Non puoi aprire nuovi argomenti
Non puoi rispondere negli argomenti
Non puoi modificare i tuoi messaggi
Non puoi cancellare i tuoi messaggi
Non puoi inviare allegati

Cerca per:
Vai a:  
Powered by phpBB © 2000, 2002, 2005, 2007 phpBB Group
Traduzione Italiana phpBBItalia.net basata su phpBB.it 2010