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MessaggioInviato: lunedì 16 luglio 2018, 22:24 
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Messaggi: 5833
Località: Truccazzano (MI)
Tipo di Astrofilo: Fotografo
Posto qui anche se mi viene il dubbio che astrofotografia profondo cielo sia più idoneo, nel caso spostatemi....intendo, non me, il post :mrgreen:

Dopo oltre 6 mesi di utilizzo ho scritto le mie impressioni su un prodotto un po' di nicchia ma che ritengo davvero valido, sebbene con qualche aspetto che può essere ulteriormente migliorato.

La recensione completa di tutte le foto a corredo la trovate sul mio sito qui: http://www.valeriopardi.com/eaglecoreprimalucelab

Ma riporto il testo e le foto più significative anche qui, in modo che non vada perso nel tempo

Eagle Core
Probabilmente il mio miglior acquisto in ambito astrofotografico assieme al Vixen Visac e alla montatura Takahashi EM-200. Un "accessorio" semplice, ma che mi ha cambiato (in meglio) il modo di fare astrofotografia

Era lo scorso novembre 2017 quando cercavo una soluzione per tornare sul campo in maniera più continuativa. Tra i mille impegni della vita, ritagliarsi delle serate per astrofotografia era diventato davvero difficle. A questo andava poi aggiunto tutta una serie di variabili che minavano la buona riuscita della serata, a partire dal meteo ai mille problemi in agguato sul campo quando si cerca di riprendere qualche debole oggetto celeste, a partire dalla collimazione, lo stazionamento, l'autoguida, cavi, alimentazione, vento e così via.

Fino all'estate del 2017 la mia strumentazione principale per astrofoto era costituito dal Vixen Visac VC-200L e da un più piccolo Newton Skywatcher 130mm f/5 PDS. quest'ultimo, in particolare, era arrivato in casa con l'idea di avere un setup piccolo, leggero e di buona qualità da usare sulla piccola montatura Takahashi EM-10 anche per serate astrofotografiche "mordi e fuggi".

Inutile dire che dalla teoria alla pratica le cose sono andate un po' diversamente. Gestire un newton in fotografia, che personalmente non ho mai amato moltissimo (i newton, non la fotografia!), non è semplicissimo. Bilanciarlo correttamente, collimarlo per bene e usare un correttore di coma in maniera proficua è tutt'altro che banale, ovviamente se si vuole farlo bene. Se ci si accontenta è tutto più facile. Non mi dilungo ulteriormente qui sulla questione del newton, anzi gli dedicherò una recensione a parte prossimamente perchè di cose belle ne ha malgrado tutto, sta di fatto che a fronte di un numero di uscite astrofotografiche imbarazzantemente basso negli ultimi anni mi è venuta voglia di tornare ai miei vecchi amori di un tempo: i piccoli rifrattori. E così il newton ha lasciato spazio al Vixen ED81S che dotato anche del recente Flattener HD Vixen, ha risolto gran parte dei problemi che lamentavo nel newton: ovvero collimazione e qualità delle stelle anche ai bordi, perfino sui sensori Full Frame da 24x36mm. Una parte del setup l'avevo semplificata non poco, pur sacrificando un po' la luminosità fotografica, ma rimaneva ancora complessa la questione PC, cavi e alimentazione. Stavo valutando di acquistare un notebook o netbook moderno, a basso consumo, quando misono imbattuto più volte nella realizzazione di Primalucelab. Conoscevo già le potenzialità del loro sistema Eagle, ma lo ritenevo fuori budget per le mie esigenze, non così estreme e soprattutto per poche uscite astrofotografiche all'anno (quando andava bene). Tuttavia la versione "Lite" Eaglecore sembrava decisamente più abbordabile sebbene il fatto di essere un sistema chiuso mi lasciava titubante. Alla fine, un Pc portatile nuovo sufficientemente potente per far girare tutto sarebbe costato anche di meno e avrei potuto metterci tutto il software che avessi voluto. Ma ragionandoci un po', quello che cercavo era qualcosa di più semplice, che mi facilitasse il lavoro nelle uscite di astrofotografia. E guardando l'Eaglecore da questo punto di vista, i vantaggi sembravano evidenti:

- Dimensioni contenute, si può montare direttamente sul telescopio
- Non serve portarsi sul campo necessariamente anche il tavolino e la sedia pieghevole
- Consumo irrisorio se paragonato a un normale Pc
- Gestibile da smartphone e tablet, sia Android e iOS (e anche windowsphone) e da Pc
- Gestione enormemente semplificata dei vari cablaggi
- Addio crash imprevisti e aggiornamenti dei vari programmi installati sul Pc
- Fa tutto e solo quello che mi serve: guidare e gestire la reflex
- Possibilità di implementare anche modelli di fotocamere al momento non ancora direttamente compatibili
- Dithering (promesso in un futuro aggiornamento)

Questi punti sono stati sufficienti a farmi fare l'ordine, oltre al fatto che la mia attuale camera di guida era tra quelle supportate dall'Eaglecore, la QHY5II-L. E qui ho avuto la positiva sorpresa di trovare in PrimaluceLab un'azienda, o meglio, delle persone preparate e disponibili, al pari degli altri due negozi italiani con cui ho avuto modo di interfacciarmi per questioni tecniche: Tecnosky e SkyPoint.

Assieme all'ordine ho spedito le tre mie fotocamere non ancora compatibili, ovvero la Nikon D800E, la Canon Eos 600D e la Canon eos 5D mkII, e dopo pochi giorni mi sono state recapitate assieme all'Eaglecore aggiornato e compatibile con esse.

Eaglecore primo contatto
Esteticamente è un bel parallelepipedo molto ben rifinito, di un piacevole rosso metallico frutto dell'anodizzazione dei blocchi di alluminio da cui è ricavata la scocca, dotato di tre prese Usb 2.0, una porta Ethernet, antenna per il Wi-Fi svitabile, ingresso alimentazione e tre uscite di alimentazione. Una serie di fori filettati lo rendono perfettamente integrato nel sistema di anelli, slitte e accessori PLUS di PrimaluceLab. Inizialmente pensavo di utilizzarlo agganciato con una clamp vixen alla barra del telescopio, ma ben presto ho fatto il primo upgrade e ho dotato il Vixen ED81S degli anelli e della barra a coda di rondine del sistema Plus.
In questo modo l'Eaglecore diventa una sorta di culla portatelescopio e può rimanere costantemente montato sul tele in questione. Il tutto ci sta comodamente nella sacca imbottita in cui ripombo il rifrattore e mi permette di montare l'intero setup in pochi minuti. Un aspetto che avevo sottovalutato, ma che nell apratica si è rivelato di grandissima utilità è la semplificazione dei cablaggi. Abituato ad avere cavi di collegamento dal Pc al tele e viceversa oltre a tutti quelli di alimentazione che dalla batteria posta a terra fuoriuscivano verso la montatura, la fotocamera, il Pc, ecc.. , con Eaglecore si ha solo un unico cavo di alimentazione che dalla batteria, che può essere anche di capacità, e quindi peso e dimensioni, molto più contenuta, va all'unità principale dell'eaglecore. Tutti gli altri dispositivi possono venire alimentati direttamente dall'eaglecore: montatura, fotocamera e ovviamente la camera di guida che è alimentata via Usb. L'eaglecore dispone di tre uscite di alimentazione e al momento ne sfrutto due. Interessante e da sottolineare l'ampia dotazione di cavi disponibili nello store del produttore, oltre al fatto che si rendono disponibili a costruirne eventualmente su misura per esigenze particolari.
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Sul campo l'Eaglecore è effettivamente semplice quanto "promette" l'azienda che lo produce. Si accende, dopo pochi secondi crea una rete Wi-Fi con cui ci si può collegare e da lì, via browser si accede alal schermata di gestione dell'Eaglecore che è sostanzialmente diviso in due Tab principali: autoguida e gestione fotocamera. Nella sezione autoguida è possibile regolare il tempo di posa e il Gain della camera di guida e vedere un'anteprima del campo inquadrato dal tele di guida. Nel mio caso ho optato per un leggero cercatore da 50mm con focale di circa 180/200mm, dimostratosi più che sufficiente per guidare i 644mm del rifrattore. Con un secondo di posa ho sempre almeno un paio di stelle ideali per la guida, anche quando riprendo dai cieli inquinati del milanese. Di norma imposto un tempo di posa di 2 o 3 secondi per mediare l'effetto del seeing, ma in realtà non ho notato grosse differenze con la posa più breve. Nel secondo Tab invece si gestisce la fotocamera. Eaglecore dispone di una routine di messa a fuoco davvero molto efficiente, in pratica fa scattare la fotocamera in continuo e visualizza di volta in volta l'immagine sullo schermo dello smartphone o tablet. In questa modalità le immagini non vengono salvate ne sulla scheda di memoria ne tantomeno sul dispositivo mobile, ma servono unicamente a individuare la messa a fuoco corretta. Per aiutarmi faccio uso di una maschera di Bathinov con cui in meno di un minuto raggiungo una messa a fuoco perfetta, grazie anche alla demoltiplica del focheggiatore del rifrattore. Va segnalato che c'è un sensibile ritardo tra il momento della ripresa e la visualizzazione sullo schermo, ma ciò è dovuto al fatto che in questa modalità l'immagine viene trasferita alla risoluzione massima. Ciò consente di zoomare e verificare nel dettaglio la bontà della messa a fuoco. L'attesa è di circa 2-3 secondi - ad occhio - e una volta che si sono prese le misure, risulta facile e intuitivo operare sulla manopola di messa a fuoco. Dopodichè è possibile partire con la sequenza di ripresa, indicando quante pose effettuare, la sensibilità e la durata della posa. In modalità Bulb, si può indicare i secondi a piacere. A questo punto basta far partire la sequenza e  verificare la guida dal grafico in tempo reale e dopo ogni scatto vedere l'anteprima dell'ultima foto acquisita. Davvero tutto molto semplice.

Nel Tab relativo all'autoguida è possibile verificare l'andamento dell'inseguimento tramite un grafico con vari livelli di zoom. La calibrazione avviene in modo semplice e piuttosto veloce, a meno di non impostare tempi per le singole pose molto lunghi, al termine della quale, intorno alla stella selezionata per la guida, appare l'orientazione degli assi per le correzioni in A.R e Dec.. Ogni parte dell'interfaccia è zoomabile a piacere per meglio controllare i particolari, ideale quindi anche per i telefoni con schermi non particolarmente ampi.

La routine per la messa a fuoco è tanto semplice quanto pratica. La fotocamera viene fatta scattare in sequenza, con i parametri comunque a discrezione del fotografo e l'immagine a piena risoluzione viene mostrata nella preview. Quest'ultima si può ingrandire a piacere e quando l'immagine viene sostituita con la successiva, si mantiene il livello di ingrandimento, così da capire immediatamente se la messa a fuoco è migliorata o peggiorata. Usando una maschera di Bathinov si raggiunge la perfetta messa a fuoco in pochissimo tempo e senza incertezze.

Ogni scatto viene visualizzato sul dispositivo mobile - smartphone o tablet - e ciò permette oltre di verificare il corretto funzionamento della sequenza di ripresa, di verificare, ingrandendo un particolare dell'immagine, la corretta messa a fuoco durante tutto l'arco della sequenza, il tutto ovviamente senza toccare la fotocamera e quindi senza creare problemi di mosso al setup in funzione.

Ovviamente la semplicità perderebbe di senso di fronte a una qualità non all'altezza. Devo dire che una delle remore che avevo prima di fare mio l'Eaglecore era proprio la capacità dell'algoritmo di guida implementato. Abituato alla facilità di PHD2, temevo di rimanere deluso in un prodotto "giovane" e non ancora sufficientemente testato. Per fortuna mi sono dovuto ricredere e il sistema di guida implementato nell'Eaglecore è davvero all'altezza delle aspettative. E' personalizzabile sulla propria strumentazione con tutta una serie di parametri avanzati che permettono di cucire su misura l'andamento della guida. Nel mio caso, complice magari anche il buon inseguimento "naturale" della Takahashi EM-10 continuo ad utilizzare i parametri di fabbrica con eccellenti risultati, come l'ingrandimento di questa foto della galassia di Andromeda dimostra.
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Prime conclusioni
Dopo poco più di 6 mesi di utilizzo, il primo dato che mi salta all'occhio è che le mie uscite astrofotografiche sono talmente aumentate che se ne possono contare di più in questi ultimi 6 mesi che nei quattro anni passati. Ho scoperto come anche un cielo di campagna, senza dover andare in montagna, possa offrire dei risultati gradevoli. Non l'avrei mai fatto in precedenza, ovvero portarmi tutta la strumentazione a pochi chilometri da casa per un paio d'ore di riprese, mentre con un setup così semplice ne vale ancora la pena. Mi basta caricare in macchina la sacca imbottita del tele, il treppiede, la valigia della montatura e quella delle fotocamere. non ho bisogno del tavolino, del Pc, di una sedia pieghevole e di tanti altri accessori necessari invece con il setup classico. 
Secondo punto: è affidabile. E' un aspetto tanto importante per me che lo metterei al primo posto. Ciò non significa che l'Eaglecore sia perfetto, ci sono sicuramente alcuni aspetti migliorabili, ma quello che deve fare lo fa, senza rendere più difficile la già dura vita dell'astrofotografo e lo fa pure bene.

Trovo esaltante il fatto di averlo montato tutt'uno con il tele, è come non avere nemmeno un Pc che controlla il tutto, inoltre ha dei consumi davvero modestissimi, non supera i 300mAh. Gran cosa.
La portata del Wi-fi è sufficientemente ampia da tenere il segnale anche a qualche decina di metri dal telescopio. Da casa, con il telescopio in giardino, ci sono circa 30 metri e il muro, ma il segnale è ancora forte.
Mai avuto problemi ne di calibrazione ne di autoguida. O meglio, con una vecchia Celestron CG-5 la guida era un po' più saltellante, ma penso si possa smussare un po' regolando ad hoc i parametri di guida. Con le due mie Takahashi fila tutto liscio come l'olio, o quasi.
Ma veniamo agli aspetti migliorabili.
In primis la presenza della funzione di Dithering, annunciata fin dalla presentazione dell'Eaglecore, e promessami direttamente anche da Filippo di PrimaluceLab per fine febbraio/aprile 2018, ma ormai a Luglio inoltrato ancora non si vede. Vero che nel frattempo con la versione 2.0 del firmware è stata aggiunta la compatibilità con la motorizzazione robotica dei focheggiatori SESTO SENSO, ma la funzione dithering penso sia l'ultimo tassello importante per rendere Eaglecore davvero una macchina efficiente e funzionale per l'astrofotografia con le reflex digitali.

Con le Canon, almeno con la 600D e la 5D mkII, devo accertarmi che l'esposimetro sia attivo, altrimenti se faccio partire una sequenza, non succede nulla. Devo quindi premere a metà il pulsante di scatto della fotocamera, oppure dovrei allungare da menù il tempo prima che la fotocamera vada in stand-by, cosa che ancora non ho fatto e che potrebbe risolvere il piccolo inconveniente. 
Un altro aspetto da tenere conto è che quando si collega una Nikon, l'Eaglecore non la rileva in automatico come con le Canon e va eseguito un Reboot con la fotocamera già connessa. Dopodichè la vede normalmente e tutto funziona come da programma. La procedura però non è indicata nel libro di istruzioni a corredo, che tra l'altro è davvero ben fatto, a parte questa mancanza, e più che il solito libretto di istruzioni è un vero e proprio manuale di astrofotografia, ideale anche per i meno esperti, scritto e illustrato in modo molto chiaro e semplice.

Non è possibile impostare un tempo di pausa tra uno scatto e l'altro, magari per raffreddare un po' il sensore nelle calde sequenze estive, ma penso che sia un'opzione che dovrà essere implementata assieme alla funzione di dithering.

Mi piacerebbe avere la possibilità di visualizzare l'istogramma dello scatto eseguito e magari una funzione di stretching per evidenziare meglio i soggetti più deboli e difficili da individuare sul singolo scatto dallo smartphone.
Mi piace puntare a mano il telescopio, senza go-to, anche perchè la mia EM-10 non ce l'ha, e per questo motivo ho applicato un secondo cercatore per il puntamento in visuale. Malgrado i tempi moderni e l'Eaglecore che ne sintetizza al meglio i vantaggi dell'automatizzazione, adoro ancora fare un po' di star hopping alla ricerca dell'inquadratura voluta, qualche volta ancora con di fianco lo Sky Atlas 2000 di Tirion, ma più spesso con l'app Skysafari. Avere la possibilità di fare uno stretch di una preview di pochi secondi permetterebbe di individuare con più facilità i soggetti da riprendere.
Visto che l'Eaglecore ha 3 porte Usb, una per la camera di guida e l'altra per la fotocamera, sarebbe interessante poter pilotare una seconda fotocamera con la terza porta Usb. già mi immagino la fotocamera principlae sul rifrattore e una seconda Canon in parallelo per le foto a largo campo.

Non sarebbe male avere un aiuto software per la messa a fuoco, soprattutto con la maschera di Bathinov. Un ausilio che permetta di verificare numericamente la posizione degli Spikes per individuare la messa a fuoco definitiva, così come avviene per altri software di acquisizione.
Il cavo di alimentazione dell'Eaglecore non mi ha impressionato per qualità, sia chiaro, solo visualmente, perchè è sottile e di plastica un po' rigida. Mi dà l'idea che al freddo dell'inverno si possa spezzare. Ad esempio il cavo che dall'eaglecore alimenta la montatura è fatto decisamente meglio, con una sezione maggiorata e una plastica più morbida e flessibile. Ma ripeto, è comunque perfettamente funzionale e non mi ha mai dato problemi, è più una questione di feeling.
Come si può notare, gli aspetti "meno riusciti" sono comunque secondari e non inficiano l'usabilità del prodotto. 
Inoltre il firmware dell'Eaglecore è aggiornabile e negli ultimi mesi sono stati rilasciati diversi aggiornamenti che implementano nuove funzioni.  Per dover di cronaca va detto che quando ho provato ad aggiornare il mio, qualcosa è andato storto, ma è bastato inviarlo alla sede Friulana per riaverlo dopo pochi giorni perfettamente aggiornato e funzionante, senza alcuna spesa se non quella dell'invio del pacco.

Infine il prezzo, che inizialmente lo ritenevo un po' alto - circa 400€ - , alla luce di un utilizzo proficuo in questi mesi, si sono rivelati soldi ben spesi, considerando anche che al prezzo dell'Eaglecore vanno aggiunti i cavi per alimentare montatura e fotocamera per godere appieno delle potenzialità del prodotto e che incidono per circa altri 100€ sul prezzo finale.
Per come volevo vivere l'astrofotografia io, Eaglecore ha trovato un posto importante nel mio setup, non è chiaramente la soluzione definitiva per tutti, non a caso esiste anche Eagle, molto più versatile (e costoso), ma per rendere la vita dell'astrofotografo più facile, sicuramente è un prodotto azzeccato. Non fa tutto, ma ciò che fa lo fa bene e lo fa sempre, due punti su cui non volevo scendere a compromessi e non ho dovuto farlo. 
Proprio settimana scorsa, dopo molto tempo che non mi recavo in montagna con due setup contemporaneamente, ho potuto ancora una volta avere la conferma dell'affidabilità di Eaglecore. Infatti la Piccola Takahashi EM-10 a cui è abbinato il Vixen ED81S gestito dall'Eaglecore è partito appena ha fatto buio e ha registrato in maniera impeccabile per tutta la notte i due target prescelti (video timelapse qui sotto), mentre il secondo setup, composto dal grosso Visac, guida fuori asse, montatura EM-200 e gestito tutto dal PC alla vecchia maniera, ha avuto un po' di problemi, ad iniziare dal software APT di gestione della fotocamera che andava in crash appena avviato, al tentativo di utilizzare il software sostitutivo BackyardEos che però mi diceva che la licenza non era valida (e senza connessione Internet non potevo risolvere il problema) per non parlare della difficoltà di mettere a fuoco guardando lo schermo Lcd della fotocamera che ha portato a realizzare tutte le riprese leggermente sfocate e altri piccoli inconvenienti che ho potuto invece facilmente evitare con il setup piccolo.

Cosa mi piace
Affidabilità
Semplicità d'uso
precisione di guida
consumi ridotti
supporto tecnico e firmware aggiornabile
integrazioni con altri accessori
modularità del progetto


Cosa mi piace meno o che vorrei implementato
Mancanza (ancora) del Dithering
Intervallo tra uno scatto e l'altro
Istogramma e funzione di Stretching dell'immagine
gestire simultaneamente due fotocamere
Aiuto software per la messa a fuoco


Le reflex compatibili al momento della recensione (luglio 2018):

- Canon EOS 1000D, 1300D, 450D, 550D, 600D 700D, 750D, 20D, 40D, 60D/60Da, 70D, 7D, 6D, 5D Mark II, 5D Mark III

- Nikon D3300, D3400, D5300, D5600, D7000 (la D7000 non esegue posa B), D600, D610, D750, D800E, D810

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MessaggioInviato: martedì 17 luglio 2018, 12:07 
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Scrivi un post in questa discussione viewtopic.php?f=3&t=984 inserendovi il link a questo 3D, così provvederò ad inserirlo nella lista dei test in prima pagina. ;)
Grazie.

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Newton: Barile 400/1830 mm; Obice 200/1650 mm; Bidoncino 114/1300 mm con primario disalluminato. ••• Rifrattori: Nano apo 80/480 mm; Milo acro 76/1400 mm; 60ino acro 60/700 mm. ••• Binocoli: Vixen Ark 30x80, Vixen Ultima 8x56, Vortex Diamonback 8x42, Canon 10x30 IS II, Vortex Vanquish 8x26, Pentax Papilio 6,5x21.


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Molto bello e ben "inscatolato", ma devo ammettere che non ho trovato da nessuna parte (ho cercato poco, lo ammetto) le specifiche tecniche dell'hardware. Chiaro che le specifiche dell'hardware non dicono tutto di un tale prodotto, anzi, ma sarebbe interessante capire come si rapporta, per esempio, con le caratteristiche di un Raspberry Pi 3. Sinceramente la non disponibilita' del dithering mi pare una limitazione piuttosto grave...

edit: trovati
https://www.primalucelab.com/media/wysi ... E2-ITA.png
https://www.raspberrypi.org/products/ra ... el-b-plus/

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MessaggioInviato: martedì 17 luglio 2018, 15:20 
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Sì, vero anche che da una parte hai un prodotto finito mentre l'altro è da assemblare, anche per la parte software. Personalmente, con le mie capacità e tempo a disposizione, non ci penserei nemmeno di intraprendere la strada del Raspberry, sebbene, per chi ha tempo e voglia, sia una soluzione assolutamente più economica e magari anche più duttile. Oggi apprezzo molto l'idea di qualcosa chiavi in mano, affidabile e a misura delle mie esigenze; magari 10 o 15 anni fa mi sarei divertito con un Raspberry, se solo ci fossero stati :-D

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MessaggioInviato: martedì 17 luglio 2018, 17:05 

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Da quello che ho capito (ma potrei sbagliarmi), mi sembra abbia in s.o. win10 e che abbiano fatto delle app specifiche.
Se così fosse, non avrebbe nulla a che vedere con il Raspy e sarebbe molto meglio.


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MessaggioInviato: martedì 17 luglio 2018, 17:26 
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No, l'Eagle Core, da non confondere con il fratello maggiore Eagle è basato su un sistema operativo proprietario (Eagle OS), così come le app di gestione dell'autoguida e della fotocamera sono state sviluppate appositamente. Mentre l'Eagle è basato su Windows10 Enterprise e può utilizzare i normali programmi per questo sistema operativo

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giacampo ha scritto:
Da quello che ho capito (ma potrei sbagliarmi), mi sembra abbia in s.o. win10 e che abbiano fatto delle app specifiche.
Se così fosse, non avrebbe nulla a che vedere con il Raspy e sarebbe molto meglio.

Se avesse win 10 e software ad hoc sarebbe peggiore sotto diversi punti di vista, semmai. Ad ogni modo, 10 a 1 che eagle os è una versione customizzata di linux

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andreaconsole ha scritto:
...Ad ogni modo, 10 a 1 che eagle os è una versione customizzata di linux
Ci metto quasi le gambe (del treppiede di legno) sul fuoco :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen:
Non si è mai impallato in quasi 8 mesi, non aggiungo altro

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valerio ha scritto:
andreaconsole ha scritto:
...Ad ogni modo, 10 a 1 che eagle os è una versione customizzata di linux
Ci metto quasi le gambe (del treppiede di legno) sul fuoco :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen:
Non si è mai impallato in quasi 8 mesi, non aggiungo altro


Allora non può essere Windows..... :rotfl:

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la limitazione piu grande, mi pare di capire, e' che non ti segue nell'evoluzione della tua strumentazione di ripresa. Se passi un domani al CCD devi cambiare sistema ? Se cosi fosse, non lo consiglierei mai, per il costo, a un nuovo astrofotografo che si approccia con la classica reflex ma che un domani puo' volere qualcosa di piu'.

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Strumentazione
- Ottiche: intes Mk-66, Celestron 80ed, Borg 125Ed, TS65Q
- Mount: Ioptron CEM60, Celestron CG5-ADGT
- Camera: CCD QHY8L, QHY9M, Canon 500D unmodded
- Guida: SW 80/400, tecnosky 60/228, Magzero Mz-5m, QHY5L-II
- Attaccapanni: 114/900 anni '80


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