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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Comparativa a quattro
MessaggioInviato: sabato 7 giugno 2014, 16:03 

Iscritto il: sabato 24 maggio 2014, 13:37
Messaggi: 9
Recentemente ho deciso di cambiare binocolo: ho un Konus Konusvue 7x50 a prismi di porro e voglio passare a qualcosa di qualità superiore.
Dopo aver letto tante (tantissime!) recensioni, sia su vari forum che su siti specializzati, ho comprato un Bushnell Legend Ultra HD 8x42. Non trovandomi pienamente soddisfatto, e contando sulla possibilità di restituire gli acquisti effettuati online, ho poi comprato un Olympus 10x42 EXWP I e un Vanguard Endeavor ED 8,5x45.
Non ero partito con l'idea di fare una valutazione comparativa: speravo di azzeccare l'acquisto al primo colpo e poi mettermi tranquillo. Visto che ormai è successo, però, ho pensato di riportare qui le mie impressioni sui vari binocoli.
Si tratta un po' di un confronto tra mele e pere, perché i binocoli hanno ingrandimenti e diametri differenti tra loro, ma, non trovando negozi in cui provare gli esemplari, ho preferito acquistare modelli di cui esistevano buoni giudizi online, e su tanti modelli di varie marche, purtroppo, non si trova assolutamente nulla. Diciamo che il tratto unificante è "binocoli non troppo costosi, adatti a un impiego astronomico, e che si possano utilizzare a mano libera" :roll:
Proverò a dividere i commenti in sezioni relative ai singoli binocoli ma, trattandosi appunto di valutazioni comparative, non sempre sarà possibile. Mi dispiace se, per avere un'idea di ciascun binocolo, sarete costretti a leggere tutto: spero che non si riveli una lettura noiosa :-)

Ricapitolando quindi, il confronto verterà su questi modelli:

    Konus Konusvue 7x50 a prismi di porro
    Bushnell Legend Ultra HD 8x42 a tetto
    Olympus 10x42 EXWP I a tetto
    Vanguard Endeavor ED 8,5x45 a tetto

È appena il caso di specificare che, proprio perché sto cercando di concludere il mio primo acquisto “consapevole” di un binocolo, non sono assolutamente un esperto in materia. Eviterò quindi di lanciarmi in valutazioni troppo spinte circa la distorsione di campo esibita da ciascun esemplare, perché mi mancano le basi per una simile analisi. Piuttosto mi limiterò a scrivere di ciò che ho capito e so spiegare: per gli altri aspetti userò riferimenti più generici che, spero, chi è più esperto di me riuscirà a decifrare.


Konus Konusvue 7x50

È stato il primo, scelto direttamente per me dal negoziante. Solo ora che posso confrontarlo con altri binocoli (di costo triplo, sebbene di costruzione intrinsecamente più costosa) mi rendo conto di quanti difetti abbia. Allo stesso tempo, però, noto anche alcuni indubbi vantaggi che gli fanno molto onore.

Tanto per cominciare il Konus soffre di una mostruosa aberrazione cromatica: è macroscopica ai bordi, ma è presente ovunque, perfino al centro esatto, e non è nemmeno difficile notarla. Un faro di una macchina (spento), inquadrato al centro dell'obiettivo, mostra un netto alone arancio sulla parte superiore del contorno e blu su quella inferiore. L'immagine complessiva è molto morbida e, soprattutto, è quasi priva di contrasto. È come se tutto fosse avvolto in un velo di nebbia. Il trattamento antiriflesso fa schifo e col sole di fianco (ma dietro il palazzo!) più o meno verso il tramonto, l'immagine si perde in uno scintillante mare lattescente. Dopo aver provato il Bushnell ho ripreso il Konus per fare un confronto, e la prima cosa che ho pensato è stata “ma si è rotto?”. L'ho allontanato dagli occhi e l'ho girato per vedere se avevo dimenticato di togliere qualche tappo.
La rotella della messa a fuoco ha un po' di gioco e ogni tanto fa un rumore di grasso spiaccicato. Appena fuori dal centro del campo comincia a comparire coma, che è molto pronunciata nei pressi del bordo: i lampioni diventano delle grandi V, con le braccia luminose tanto quanto la lampada vera e propria. Il diametro apparente è molto ridotto (il campo reale è di 7,5° dichiarati) e finalmente ho capito cosa si intende per visione “effetto tunnel”: è quella che si ha guardando attraverso il Konus.

Tra i lati positivi, però, spicca la correttezza con cui mostra la luce di un lampione inquadrato al centro del campo (non molta a dire il vero, e sporcata da tante false luci che galleggiano negli oculari, ma comunque migliore di quella mostrata dai prismi a tetto). L'astigmatismo, sebbene presente ovunque, non è molto fastidioso e si mantiene più o meno costante. Il campo è relativamente piatto fino almeno a metà del diametro, e la nitidezza comincia a calare forse verso il 65% del campo, ma in modo molto graduale. Si impugna comodamente e non pesa troppo (780 g alla bilancia). Nel complesso il campo inquadrato utilizzabile (quindi includendo anche quello in cui l'immagine inizia a degradare) è intorno all'80%. Solo il bordo è davvero da buttare.


Bushnell Legend Ultra HD 8x42
Immagine

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Il Bushnell è su un altro pianeta: pur con un diametro di soli 42 mm, è più luminoso del Konus e mostra stelle che nel Konus, semplicemente, non ci sono. Il merito, sicuramente, è anche da attribuire alla superiorità dei prismi in BaK-4 rispetto a quelli in BK-7 presenti nel Konus (e solo nel Konus). L'impugnatura è comoda, anche se i cuscinetti di gel che ha “sottopelle”, nel punto in cui i pollici lo sostengono, danno una sensazione un po' strana: forse non sono grandi abbastanza per le mie mani.
Ho combattuto parecchio con oculari e conchiglie estraibili per evitare i blackout visti all'inizio: non ho ancora capito se la posizione giusta per me sia con le conchiglie abbassate e il binocolo appoggiato alle sopracciglia, oppure con le conchiglie estratte.
Il controllo dell'aberrazione cromatica è ottimo. Il mio occhio poco educato riesce a distinguerla appena e solo verso il bordo dell'immagine.

Purtroppo alcuni dei suoi pregi principali sono anche quelli che mi hanno convinto a restituirlo: mi riferisco al campo inquadrato e alla sua nitidezza. Il campo inquadrato, con 8 gradi reali e un diametro apparente di 64 gradi, è davvero grande. Osservando attraverso gli oculari sembra di poter vedere in un colpo solo tutto quello che si ha davanti. Sfortunatamente, però, un campo così grande invita l'occhio a spaziare per l'immagine e qui cominciano i problemi, perché buona parte di essa non è davvero sfruttabile.
La nitidezza è eccellente al centro del campo: le immagini sono incise, contrastate e mostrano un dettaglio davvero ottimo. Peccato che quello che gli anglosassoni definiscono “sweet spot”, che potremmo definire “punto di massima resa”, sia davvero tale: un punto. Il massimo della resa, infatti, si ottiene posizionando l'oggetto inquadrato esattamente in quel punto. Né sopra, né a destra, ma esattamente lì. Osservando la Luna piena il problema è stato subito molto evidente. Alcuni crateri minori, di cui si poteva distinguere bene l'orlo, cominciavano a perdere dettaglio appena si spostava l'inquadratura. Inoltre bisogna aggiungere che, almeno nell'esemplare che ho ricevuto, tale punto non si situa al centro dell'immagine, come sarebbe logico aspettarsi, ma un po' più in alto. Non so se sia un problema specifico del mio binocolo o una costante, in ogni caso non ha fatto altro che peggiorare l'esperienza d'uso. Per un uso a mano libera, infatti, questo significa dover muovere continuamente il binocolo cercando di centrare alla perfezione l'oggetto che si vuole osservare in quell'unico punto di nitidezza perfetta che si trova “da qualche parte sopra il centro”. Nell'osservazione di un oggetto esteso questo significa che il punto di massima resa rischia di essere più piccolo dell'oggetto, e che lo scadimento dell'immagine si può apprezzare già ai margini dell'oggetto, rispetto al suo centro.

Vorrei dire che la distorsione ai bordi dell'immagine è fastidiosa soltanto nell'uso astronomico, ma mentirei. La visione di un albero a 20 metri di distanza dal mio balcone è stata la prima a mostrare il problema. La sommità dell'albero, centrata nello sweet spot del binocolo, è perfetta; l'immagine però degrada molto rapidamente spostando lo sguardo verso i bordi: un buon 20-25% dell'immagine assomiglia a un quadro appena dipinto su cui qualcuno abbia passato un dito spalmando la pittura con un movimento circolare. Nell'uso astronomico questo difetto porta ad avere delle stelle che, ai bordi dell'immagine, assomigliano a delle startrail (chi ha presente quelle foto notturne a lunghissima esposizione in cui la stella polare è ferma, e tutte le altre stelle tracciano delle scie tutto intorno?). Se le stelle sono abbastanza luminose, il fenomeno diventa davvero fastidioso e distrae tantissimo da ciò che si sta osservando. Questo aspetto è già molto evidente osservando il cielo dal mio balcone a Roma: non voglio immaginare come possa essere se visto sotto un cielo di montagna, dove è praticamente impossibile non avere delle stelle ai bordi dell'immagine.

Per quanto riguarda la diffrazione prodotta da un binocolo con prismi a tetto nell'osservare una forte sorgente luminosa (i cosiddetti “spike”), il Bushnell non mostra particolari problemi né sui lampioni né tantomeno sulla Luna. Sono presenti dei piccoli “spike”, di debole intensità, che ho notato solo nel fare il confronto con l'Olympus. Facendo la prova dentro casa, con una lampadina a led posizionata a 3-4 metri di distanza, gli “spike” diventano più visibili, ma credo di poter affermare che difficilmente si riveleranno fastidiosi nell'uso reale.


Olympus EXWP I 10x42
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La prima cosa da dire è che la produzione recente viene effettuata in Cina e non in Giappone come si trova spesso scritto nelle varie recensioni online riferite a esemplari di qualche anno fa. Niente di male, ma è giusto sottolinearlo.
Il binocolo, forse anche per il gioco degli sconti e delle promozioni, è più costoso del Bushnell Legend Ultra HD (380€ contro 300€) sebbene sia inferiore sotto quasi tutti i punti di vista. L'aberrazione cromatica è più evidente, sebbene non troppo fastidiosa. È comunque nettamente inferiore a quella esibita dal Konus, ma è visibile come un contorno colorato già poco lontano dal centro dell'immagine. La nitidezza è buona, ma gli oggetti inquadrati non appaiono incisi come nel Bushnell, e, nel confronto diretto tra i due, l'Olympus mostra quell'effetto di velatura che è tipico di un'immagine poco contrastata. I colori sono meno accesi, nonostante sembrino più corretti: il Bushnell vira un po' verso il giallo, il che è particolarmente evidente sui lampioni a luce bianca; sulle stelle, invece, non ho percepito questa variazione.

Il campo inquadrato è di 6 gradi reali con un diametro apparente di 60 gradi, per cui l'immagine risulta sufficientemente ampia da non dare la sensazione di portare i paraocchi. Questa volta il punto di massima resa si estende per tutta la porzione centrale dell'immagine e la qualità comincia a peggiorare solo verso il 70% dell'immagine, ma in modo molto graduale. Il bordo estremo è poco sfruttabile, ma è molto lontano dalla bruttezza di quello del Bushnell. Il confronto diretto ha smentito l'ipotesi che, dal momento che il campo inquadrato del Bushnell è maggiore, il suo campo corretto possa essere almeno pari a quello dell'Olympus: puntando entrambi i binocoli verso lo stesso oggetto, è evidente che gli oggetti visibili a una certa distanza dal centro vengono riprodotti molto più correttamente dall'Olympus.

Per quanto riguarda la resistenza alle luci (laterali, riflessi, fantasma) il Bushnell segna tuttavia un altro punto. L'Olympus soffre molto di più le intrusioni di luce provenienti dai lati, e continua a mostrare dei riflessi anche quando la sorgente luminosa si trova ormai a un angolo di diversi gradi di distanza. Puntare direttamente un lampione con l'Olympus mostra ben evidenti i fastidiosi “spike”. La diffrazione genera un'evidente X che si estende dal bordo superiore fino al bordo inferiore dell'immagine. Tale effetto, tuttavia, non mi sembra influire sull'osservazione celeste, in cui le intensità luminose in gioco sono inferiori. Vega appariva normale e così anche Saturno. La Luna (che, causa cicli astronomici avversi, ho potuto osservare soltanto a metà luminosità) appare circondata da un alone luminoso molto forte. Trattandosi di un oggetto tanto esteso, però, gli “spike” risultano tutto sommato meno evidenti.


Vanguard Endeavor ED 8,5x45
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Il Vanguard ha una struttura a ponte aperto che ne fa il più comodo dei binocoli testati. Con le mani posso avvolgere i tubi in modo da ottenere un'ottima stabilizzazione dell'immagine. Gli indici tendono naturalmente a posizionarsi nei dintorni della ghiera di regolazione della messa a fuoco e non mi trovo con dita che “avanzano” e non so dove appoggiare. C'è anche da dire che è un po' più lungo e pesante degli altri binocoli. Costando poco meno di 300€, è anch'esso più conveniente dell'Olympus e in linea con il Bushnell.

La primissima considerazione va rivolta all'aberrazione cromatica: su Best Binoculars Review il recensore ha scritto che “anche cercando molto, molto attentamente, non si nota”. I casi sono due: o il recensore ha avuto modo di provare un esemplare differente da quelli in produzione, o non ha capito com'è fatta l'aberrazione cromatica (a dire il vero esisterebbe anche una terza opzione, ma preferisco sorvolare...). Ci riflettevo mentre guardavo una signora stendere il bucato su un balcone vicino al mio: sembrava che avesse un cappello viola. L'unico modo per evitarla è tenere l'oggetto inquadrato esattamente al centro ma, appena ci si sposta un minimo più in là, l'aberrazione è molto vistosa. Può dare fastidio o meno, ma ce n'è tanta, alla faccia del vetro ED.

La resa cromatica appare buona fino a che si usa il binocolo di giorno. L'immagine tende leggermente al giallo, come già nel caso del Bushnell, ma devo dire che l'effetto è perfino piacevole. Nell'uso notturno, tuttavia, questa caratteristica si mostra per ciò che realmente è: un difetto. A un primo sguardo la Luna appare normale, incisa, contrastata. Il confronto diretto con l'Olympus però distrugge questa sensazione. La mia prima esclamazione, appena l'ho inquadrata con l'Olympus, è stata: “ma quanto è gialla nel Vanguard?”
Lo stesso vale, ma con un effetto ancora più fastidioso, per le stelle. Stelle che nell'Olympus sono intensamente rosse, quasi sanguigne, nel Vanguard diventano giallo-arancio, tanto che al primo confronto ho perfino avuto il dubbio di aver puntato stelle differenti. La sensazione è sempre la stessa: guardo la stella nel Vanguard e mi sembra rossa; la guardo nell'Olympus e mi sembra davvero rossa; la guardo di nuovo nel Vanguard e, a quel punto, mi sembra gialla.

La nitidezza dell'immagine invece è ottima. Avendo restituito il Bushnell non so dire se i due binocoli siano alla pari sotto questo punto di vista, ma sono di sicuro molto vicini. L'Olympus rimane parecchio indietro. Anche la messa a fuoco, con un simile livello di dettaglio, avviene in un attimo. Tornando subito dopo all'Olympus, invece, sembra quasi che l'immagine non vada mai a fuoco: si continua a girare la rotellina aspettandosi, prima o poi, di ottenere un'immagine precisa come quella offerta dal Vanguard, salvo poi doversi rassegnare all'idea che nell'Olympus, quell'immagine non esiste.
Questa nitidezza, per fortuna del Vanguard, non è costretta in uno “swet spot” puntiforme come quello del Bushnell: il campo nitido è tanto e mantiene la stessa qualità fino almeno al 75% dell'immagine. Andando oltre diventa tutto più morbido, ma non in modo particolarmente fastidioso; mi sembra anzi che la qualità ai bordi sia anche leggermente superiore a quella dell'Olympus. Le linee si fanno più curve, ma non in modo fastidioso: i problemi reali del Vanguard sono altri.

Nonostante tutti i miei sforzi, qualsiasi apertura del binocolo mi lascia sempre la sensazione che ci sia qualcosa di sbagliato: o noto un calo di luce al centro, che mi segnala di aver distanziato troppo i tubi, oppure vedo l'immagine scurirsi ai bordi, come se avessi chiuso troppo. Apparentemente non riesco a trovare una distanza interpupillare che vada davvero bene per i miei occhi.
Sospetto che questo problema possa essere collegato un altro: in tutti i binocoli l'immagine appare inscritta in un cerchio nero, che può essere più o meno definito a seconda dei casi. Nel Konus questo cerchio è un po' sfumato, ma si distingue comunque una netta circonferenza, sebbene con la presenza di un certo alone di vignettatura. Nell'Olympus il bordo è perfettamente circolare, e si passa in maniera molto netta dal nero assoluto a un'immagine che sembra già illuminata come al centro del campo. Il Vanguard invece ha un bordo sfumatissimo. Trovo questo effetto particolarmente fastidioso, anche perché, non riuscendo a determinare con sicurezza dove finisca questo effetto di scurimento, non riesco a liberarmi dalla sensazione che si estenda fino al centro dell'immagine (il che, in effetti, non è vero: a giudicare dalle stelle visibili, posso affermare che si tratta solo di una sensazione).

Qualche immagine (sebbene realizzata con Lightroom e non reale) può rendere meglio l'idea del problema:

la visuale nel Konusvue
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nell'Olympus
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e nel Vanguard
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Cercando una spiegazione al problema ho provato a indagare l'interno dei tubi dei binocoli che ho sotto mano: l'Olympus ha un diaframma metallico, grigio sporco, che però appare sottile e tagliente come una lama; il Vanguard invece, ha un diaframma opaco, perfettamente annerito, che però sembra molto più spesso e arrotondato. Purtroppo, non conoscendo la funzione esatta di tutti i rilievi e restringimenti che ci sono all'interno di un binocolo, non so dire se il problema sia davvero lì.
Anche qui, forse qualche immagine può aiutare. Il punto rosso indica il diaframma di cui sto parlando:

nell'Olympus
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e nel Vanguard
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In ogni caso il campo corretto del Vanguard è superiore, sebbene di poco, a quello dell'Olympus, e la vignettatura che si ha ai bordi, tutto sommato, maschera la parte di campo che comunque non sarebbe particolarmente sfruttabile.


Conclusioni

All'esito di tutti questi raffronti, il binocolo migliore mi sembra l'Olympus 10x42 EXWP I.
È superiore al Konus ma inferiore al Bushnell e al Vanguard se confrontato sui singoli aspetti delle sue ottiche. Tuttavia, il fatto che non abbia i gravi (per me) difetti di questi ultimi due, mi porta a preferirlo.
Si tratta di un binocolo più equilibrato, che fa tutto bene senza eccellere in nulla, che invece di avere dei 9 in pagella ha dei 7, ma che invece di avere dei 4 ha... almeno dei 6! (sto pensando all'aberrazione cromatica).
Certo, se potessi creare un binocolo ideale partendo da quelli oggetto del confronto, unirei, alla base dell'Olympus, la nitidezza del Bushnell, il campo corretto del Vanguard e l'assenza di "spike" del Konus. Sfortunatamente non si può :wink:

Il vero problema dell'Olympus, ma che non consiste certo in un suo "difetto", è rappresentato dai 10 ingrandimenti: per la mia mano e per osservare oggetti alti sull'orizzonte, li trovo scomodi. Dopo quest'esperienza comparativa, ho capito che 8 è il numero giusto per me. A questo punto si tratta di capire se posso adattarmi o se è meglio proseguire nella ricerca pur con i rischi che un altro cambiamento comporta. D'altra parte, ho quasi esaurito le opzioni che avevo messo inizialmente in campo: tra i vari binocoli selezionati mi rimangono da testare solamente l'Eschenbach Farlux 8,5x45 (che però costa tanto di più!) e il Pentax 8x40 PCF WP II (che però ha il limite di un campo apparente davvero piccolo). Forse con lo yoga potrei riuscire a rallentare il mio battito e avere una visuale più ferma... :D


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 Oggetto del messaggio: Re: Comparativa a quattro
MessaggioInviato: sabato 7 giugno 2014, 18:02 

Iscritto il: sabato 22 agosto 2009, 13:51
Messaggi: 288
Complimenti per l'approfondita disamina.
Concordo pienamente con te che a mano libera, stabilizzati esclusi, conviene non superare gli 8x.


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 Oggetto del messaggio: Re: Comparativa a quattro
MessaggioInviato: domenica 8 giugno 2014, 14:11 
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Iscritto il: domenica 10 dicembre 2006, 17:06
Messaggi: 366
Eccellente comparativa!
Hai fatto conoscere pregi e difetti di questi strumenti in maniera esemplare.
Ti ringrazio moltissimo.
A presto,
Fabio

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 Oggetto del messaggio: Re: Comparativa a quattro
MessaggioInviato: lunedì 9 giugno 2014, 19:28 

Iscritto il: sabato 24 maggio 2014, 13:37
Messaggi: 9
Sono contento che vi sia piaciuta :) Spero che possa risparmiare un po' di incertezze a chi in futuro si troverà a prendere in considerazione uno di questi binocoli.
Ci sarebbero tante altre cose da dire, ma vorrei limitarmi ad aggiungere solo un paio di considerazioni generali.

Ho già detto del sito Best Binoculars Review (v. sopra); ci tenevo invece a segnalare che la pagella dell'Olympus 10x42 EXWP I trovata su Allbinos.com è molto fedele a quanto ho potuto riscontrare con i miei occhi.

Se cercate pareri a casaccio su internet (io l'ho fatto :D La notizia che oggi gli Olympus sono fatti in Cina l'ho trovata soltanto un forum russo di non so cosa tradotto in automatico ^_^) ricordate di valutare il contesto in cui vengono dati certi giudizi. Se state pensando di comprare un binocolo come quelli di questa discussione, che non sono nati per l'astronomia, tenete a mente che birdwatcher e cacciatori sono molto più numerosi degli astrofili: un birdwatcher non si farebbe nessuno scrupolo a scambiare metà del suo campo inquadrato per avere un centro un po' più definito :mrgreen: Capita spesso, quindi, che la valutazione di un binocolo si esaurisca in quella riguardante la bontà del suo centro.
È un suggerimento banale e tanti più svegli di me ci avranno già pensato, ma in queste cose è facile lasciarsi trasportare dall'entusiasmo collettivo, specialmente quando non si ha nulla di concreto a cui aggrapparsi :oops:

:wink:


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 Oggetto del messaggio: Re: Comparativa a quattro
MessaggioInviato: martedì 10 giugno 2014, 12:21 
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Iscritto il: sabato 11 febbraio 2006, 12:43
Messaggi: 15113
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Tipo di Astrofilo: Visualista
Bella comparativa complimenti.
In questo topic viewtopic.php?f=3&t=984 raccogliamo tutti i test/recensioni/prime impressioni/eccetera fatti dagli utenti, linka questa discussione (se vuoi) come hanno fatto altri utenti, poi ci penserò io ad aggiornale la lista al primo post. :wink:

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Associazione Astronomica Mirasole (Astromirasole).
Home page: http://astromirasole.org
Facebook: https://www.facebook.com/AstroMirasole/


Newton: Barile 400/1830 mm; Obice 200/1650 mm; Bidoncino 114/1300 mm con primario disalluminato. ••• Rifrattori: Nano apo 80/480 mm; Milo acro 76/1400 mm; 60ino acro 60/700 mm. ••• Binocoli: Vixen Ark 30x80, Vixen Ultima 8x56, Vortex Diamonback 8x42, Canon 10x30 IS II, Vortex Vanquish 8x26, Pentax Papilio 6,5x21.


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 Oggetto del messaggio: Re: Comparativa a quattro
MessaggioInviato: martedì 10 giugno 2014, 18:34 

Iscritto il: sabato 24 maggio 2014, 13:37
Messaggi: 9
Con molto piacere :beer:


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 Oggetto del messaggio: Re: Comparativa a quattro
MessaggioInviato: domenica 15 giugno 2014, 18:57 
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Iscritto il: mercoledì 18 marzo 2009, 13:26
Messaggi: 2226
Tipo di Astrofilo: Visualista
Finalmente dopo tanto tempo leggo una recensione veramente tecnica, dove i giudizi, pregi e difetti sono chiari, bravo :clap:

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Dobson RP Astro Phoenix 16" equipaggiato con TS SWA 38mm 70°, ES 24mm 82°, ES 14mm 82°, Televue Ethos 8mm 100°, Astronomik 2" UHC, torretta Baader Maxbright con correttore di coma+tiraggio da 1.7x e coppia di Vixen NPL 30mm.

Binocolo Nikon EDG 8x42, Canon 10x30 IS


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 Oggetto del messaggio: Re: Comparativa a quattro
MessaggioInviato: lunedì 16 giugno 2014, 22:55 

Iscritto il: sabato 24 maggio 2014, 13:37
Messaggi: 9
Alla fine fare la recensione è il meno... il problema è avere qualcosa da recensire :mrgreen:

Comunque ho deciso una volta per tutte di tenere l'Olympus: tutto considerato è quello in cui è più piacevole guardare :bino: Vorrà dire che cercherò di abituarmi ai traballamenti. Certo però è un po' banale che il binocolo più costoso si sia rivelato anche quello complessivamente migliore :think:


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